bentrovati
a tutti! Eccezionalmente con le feste, torna l'appuntamento con il
nostro SPUNTI DI SPORT, il nostro spazio di approfondimento purtroppo
soppresso nel corso della stagione a causa della drastica diminuzione
del numero degli admin all'interno della pagina Fb dei lettori del
GUERIN SPORTIVO (siamo rimasti solo in 2, Andrea e io a garantire il
consueto aggiornamento quotidiano delle NEWS e a curare in pianta
stabile la pagina, rubriche settimanali escluse),
e che spero veramente con tutto il cuore di poter tornare a proporre
con l'anno nuovo.
Consuetudine
del nostro SPUNTI DI SPORT era quello di proporre una puntata
speciale, in occasione della vigilia di Natale. Due anni fa dedicammo
la puntata del 24 Dicembre alla COPPA INTERNAZIONALE, pubblicando le
immagini della prima partita di calcio della Nazionale azzurra, di
cui esiste in rete documentazione filmata. Lo scorso anno, invece,
dedicammo la puntata al duello che vide protagonisti GILLES
VILLENEUVE e RENE ARNOUX in occasione del GP DI DIGIONE del 1979.
Una
consuetudine, quella della puntata speciale, che vorrei riproporre
anche quest'anno, tornando a parlare di radio. Già in passato ci
siamo occupati di questo argomento andando a celebrare due grandi
radiocronisti quali il mitico ALFREDO PROVENZALI e poi querst'anno
SANDRO CIOTTI. Vorremmo, quindi, dedicare questa puntata della
vigilia a un altro leggendario radiocronista che ha fatto la storia
di TUTTO IL CALCIO MINUTO PER MINUTO, diventandone la prima voce fino
al 1991: sto parlando di ENRICO AMERI.
Enrico
Ameri nasce a Lucca il 15 Aprile 1926 ma trascorrerà i primi anni
della sua infanzia a Genova. Il padre di Enrico, infatti, è
sottoufficiale dell'Esercito, per cui è costretto a spostarsi dove
il lavoro lo richieda. Enrico, come scritto, quindi, trascorre gli
anni della sua infanzia a Genova, e fin da subito sogna di diventare
radiocronista come il suo idolo, Nicolò Carosio, che stima
fortemente. Nel 1937 il padre di Enrico si trasferisce per motivi di
lavoro a Roma, e qui porterà con se la famiglia, Enrico compreso che
otterrà proprio nella Capitale la maturità classica.
Dopo
aver frequentato la scuola per radiocronisti diretta da FRANCO
CREMASCOLI, Enrico entra in RAI nel 1949. In questa primissima fase
il giovane Ameri segue eventi di cronaca e di ciclismo( seguirà 22
GIRI D'ITALIA e 15 TOUR DE FRANCE),
e, in occasione delle Mille Miglia dell'anno successivi, effettuerà
la sua prima radiocronaca. Tra il 1951 e il 1955 Ameri viene
utilizato sia come inviato di guerra in Indocina, Vietnam ed in
India, sia il calcio, con la telecronaca di UDINESE-MILAN.
Nel 1960 parte
TUTTO IL CALCIO MINUTO PER MINUTO, ed Enrico Ameri ne diventerà una
delle voci più celebri, al pari di SANDRO CIOTTI ROBERTO BORTOLUZZI,
ALFREDO PROVENZALI, CLAUDIO FERRETTI, EZIO LUZZI ecc., seguendo
costantemente il campo principale, la partita più importante della
relativa giornata di campionato. Caratteristica delle sue
radiocronache erano le improvvise accelerazioni, le impennate di voce
che avevano la caratteristica di rendere appassionante anche
un'azione di gioco assai scontata.
Fino al Maggio
1991 ENRICO AMERI sarà la prima voce di TUTTO IL CALCIO MINUTO PER
MINUTO con oltre 1600 radiocronache svolte. Il giorno del suo ritiro
dalla radio, un'ora dopo la conclusione delle partite, Ameri da
Genova chiese scusa a tutti, accomiatandosi dalla trasmissione, e
bofonchiando un pò contro l’età della pensione, contro
l’ingratitudine di Biscardi relativa al PROCESSO DE LUNEDì da lui
ideato e condotto per le prime due edizioni, e, con una battuta,
contro l’eterno rivale: “Quando Ciotti fa un’intervista ti
ricordi solo di Ciotti”.
Ritiratosi
dalla Radio, Ameri condurrà su RADIO DUE dal 1991 al 1993 la
trasmissione ANTEPRIMA SPORT, alle 12 che dava le ultime notizie dai
campi prima che iniziassero le partite. Ameri verrà poi a mancare il
7 Aprile 2004 in seguito a una criisi cardiaca.
ALCUNI MOMENTI STORICI.
Andiamo ora a riascoltare
alcuni frammenti di radiocronache curata da ENRICO AMERI.
Nel 1969 ad Enrico Ameri
fu affidata la responsabilità di seguire un evento non calcistico,
ma di fondamentale importanza: lo sbarco dell'APOLLO 11 sulla Luna.
Ecco alcuni momenti di quella radiocronaca.
Alla voce di Ameri è
legata anche una delle pagine storiche del calcio azzurro: la
radiocronaca della partita del secolo tra ITALIA e GERMANIA OVEST,
semifinale dei mondiali del 1970 in Messico.
Nella stagione 1971/72
con la vittoria per 2-0 contro il LANEROSSI VICENZA grazie alle reti
al 26° di HALLER e al 30° di SPINOSI la JUVE vince il suo 14°
scudetto. Questa una sintesi di quella radiocronaca.
Nella stagione 1973/74
con la vittoria per 1-0 contro il FOGGIA grazie al calcio di rigore
trasformato al 60° da CHINAGLIA la LAZIO allenata da TOMMASO
MAESTRELLI si aggiudica il suo primo scudetto. Questa la sintesi della radiocronaca dell'epoca.
Passiamo al mondiale
1982. Questa una sintesi della radiocronaca dell'epoca in occasione
di ITALIA-BRASILE, che vide la vittoria degli AZZURRI per 3-2.
Questa, invece, la sintesi della radiocronaca della finale mondiale del 1982 tra ITALIA
e GERMANIA OVEST, che vide la vittoria degli Azzurri per 3-1.
L'8 Maggio 1983 con il
pareggio per 1-1 tra GENOA e ROMA con reti al 19° di PRUZZO per la
ROMA e al 41° di FIORINI per il GENOA, la ROMA guidata da NILS
LIEDHOLM diventa CAMPIONE D'ITALIA. Questo l'annuncio dello scudetto da parte di AMERI.
Il 29 Maggio 1985
all'Heysel una tragedia scuote il calcio italiano. In occasione della
finale di COPPA DEI CAMPIONI tra JUVENTUS e LIVERPOOL, in seguito a
una carica da parte degli hooligans inglesi e alla struttura
fatiscente dell'impianto, persero la vita 39 tifosi della JUVENTUS.
Con la vittoria per 3-0
contro il LECCE grazie ai goal segnati al 2° da Cerezo, al 13° da
Mannini, e al 29° da Vialli, la SAMPDORIA guidata da VUJADIN BOSKOV
si aggiudica il 19 Maggio 1991 lo scudetto. Questa la sintesi della radiocronaca curata da AMERI.
Il 7 Aprile 2004, in
seguito a una crisi cardiaca, purtroppo viene a mancare ENRICO AMERI.
Così lo ricordò per il GR 2 l'indimenticabile ALFREDO PROVENZALI,
voce storica di TUTTO IL CALCIO MINUTO PER MINUTO.
Con questo ultimo
contributo che ha visto protagonisti due grandi giornalisti
radiofonici, AMERI e PROVENZALI, i quali, assieme a SANDRO CIOTTI,
occuperanno un posto veramente speciale nel cuore di noi appassionati
di calcio, si va a concludere questa puntata speciale di SPUNTI DI
SPORT.
Una puntata speciale,
cari amici, che si svolge a poche ore dal Santo Natale. Per questo
motivo, nel ringraziarvi per avermi fin qui seguito, concludo questa puntata porgendo a tutti voi veramente di tutto cuore i più cari e sinceri auguri di BUON NATALE.
con
un po' di ritardo, bentrovati alla seconda puntata di PUNTI &
SPUNTI. Quante volte, quando eravamo più piccoli, abbiamo sempre
pensato, da appassionati di calcio, ai calciatori come idoli, come
punto di riferimento anche per le giovani generazioni?
In
buona parte dei casi è senza dubbio così, anche se purtroppo non
mancano le eccezioni. In questa puntata, quindi, andremo a
raccontarvi due storie: una in cui purtroppo il calciatore
protagonista abbia avuto un ruolo diciamo non proprio positivo,
l'altra in cui per fortuna il calciatore protagonista ha avuto un
ruolo per fortuna positivo.
IBRA E IL
MANCATO INCONTRO CON HARJUDIN.
La
prima storia che vorrei raccontare in questa nostra puntata vede come
protagonisti l'attaccante del PSG ed ex punta di JUVE, INTER e MILAN,
ZLATAN IBRAHIMOVIC e il piccolo HARJUDIN KAMENJAS.
Harjudin
è un bambino bosniaco di 8 anni, che purtroppo dall'età di due anni
convive con una forma molto grave di leucemia. Purtroppo, e questa è
la cosa che credo nessuno di noi vorrebbe sentire, secondo i medici,
Harjudin ha a malapena ancora un mese di vita. Questo bambino, però,
è cresciuto con la passione per il calcio, e in particolare per
ZLATAN IBRAHIMOVIC, di cui è un grandissimo ammiratore.
Per
questo motivo, quindi, la famiglia di HARJUDIN scrive una lettera
estremamente accorata al campione svedese, spiegandogli la situazione
del figlio, e chiedendogli come ultimo desiderio la possibilità di
potergli far incontrare Harjudin.
Ibra
accetta, ma di qui in poi la storia si fa sempre più ingarbugliata.
Alcuni media bosniaci riferiscono di una visita a Sarajevo di
Ibrahimovic lo scorso 3 Ottobre, ma in realtà la notizia è una vera
e propria bufala, perchè, come racconterà la madre del bambino,
"Ibrahimovic non verrà per i prossimi due-tre
giorni. Ha molti impegni. Stamane ho pregato tutti di non fare
pressioni che avrebbero effetti controproducenti. Chiedo a tutti i
media in Bosnia-Erzegovina e in tutta la regione di non scrivere
nulla su questa vicenda, poiché ciò facendo non rispettano nè
Zlatan nè il mio Hajrudin. Nessuno saprà mai dove e quando si
incontreranno Hajrudin e Zlatan Hibrahimovic. Questo non è un gioco,
questo è il mio dolore e prego tutti di rispettarlo."
Nei
giorni successivi Ibra manda ad Harjudin una maglia autografata e un
videomessaggio registrato in cui spiegava al bambino che non sarebbe
potuto venire a Sarajevo per i numerosi impegni con il PSG, ma che
avrebbe sempre pensato a lui.
Il
PSG si prende a cuore la vicenda, assicurando che l'incontro si
sarebbe svolto a Parigi. In seguito a un infortunio di Ibra tra fine
Ottobre e i primi di Novembre a causa di una infiammazione al
ginocchio sinistro, il PSG organizza l'incontro per il weekend tra il
1° e il 2 novembre a Parigi.
La
famiglia di Harjudin viene aiutata a realizzare il viaggio
dall'attivista umanitaria Tehvida Thea Rekic, bosniaca emigrata in
Germania dove ha fondato una Ong, e finanziato da un calciatore
bosniaco che ha chiesto di rimanere anonimo.
Harjudin,
con la famiglia, si reca dunque in Francia a Parigi, per incontrare
il suo idolo, Ibra. Un incontro al quale il bambino tiene molto, ma
che purtroppo non si verificherà a causa dei continui ed
ingiustificati rinvii di Ibrahimovic. Non solamente Ibra non si
presenterà in tribuna ad incontrare il piccolo Harjudin durante una partita del PSG a cui era stato invitato, ma rinvia
tutti gli incontri fissati in seguito con il bambino e la sua
famiglia.
Toccano
molto le frasi del padre del bimbo, dietro l'ennesimo rinvio da parte
di IBRA. “Non sono riuscito a regalare a mio figlio l'ultima
emozione della sua vita. Abbiamo fatto di tutto per esaudire il suo
desiderio, anche contattato il PSG, ma di fronte al rifiuto del
calciatore siamo stati costretti a trovare una scusa, dicendo a
nostro figlio che Ibra era in ospedale, malato”.
Harjudin,
purtroppo, è stato così costretto a rientrare in Bosnia, senza
poter realizzare il suo sogno: poter incontrare una volta dal vivo il
suo idolo, insomma, ZLATAN IBRAHIMOVIC.
Per
una storia purtroppo molto triste, fortunatamente c'è anche una
storia da lieto fine. Una storia che dimostra che i calciatori,
QUANDO vogliono, hanno anche un grande cuore.
LA LEZIONE
DI KIM.
La
seconda storia che andiamo a raccontare vede protagonisti il piccolo
MAX, e il centrocampista dello SPARTAK MOSCA, lo svedese KIM
KALLSTROM. Questa storia ha fatto il giro del mondo, e, con colpevole
ritardo, andiamo ora a raccontarla.
Martedì
15 Ottobre. Si gioca alla FIRENDS ARENA di SOLNA l'ultima gara della
fase a gironi della qualificazione mondiale per i mondiali del
prossimo anno in Brasile tra la GERMANIA e la SVEZIA.
I
giocatori scendono in campo accompagnati da 22 bambini, 22 mascotte
molto speciali. I 22 bambini sono infatti affetti dalla sindrome di
WILLIAMS-BEUREN, un disturbo che colpisce fin dalla tenera età che
purtroppo compromette la crescita, provoca ritardi mentali ed anche
un invecchiamentoprecoce.
All'atto
di scendere in campo Max mostra subito profondo smarrimento e tanta,
tanta paura.Uno dei sintomi purtroppo gravi della malattia. Kallstrom
se ne accorge subito, e a quel punto , come possiamo vedere dalla
foto, con profonda naturalezza abbraccia subito il piccolo Max per
fargli capire che non è da solo, che anche lui lo protegge. Il
bambino riesce a superare così questo momento per lui molto duro.
Nei
giorni successivi il padre del bambino scrive a Kallstrom, usando
queste parole "Grazie al tuo comportamento, mio figlio è
riuscito a provare le stesse emozioni degli altri: orgoglio e la
sensazione di essere speciale. Ti sto scrivendo perché non sono del
tutto sicuro che tu abbia capito quello che hai fatto per noi.
Martedì Max è riuscito a fare qualcosa di speciale: mantenere la
concentrazione per 15 minuti senza alcun accenno di nervosismo".
Una bellissima storia, quella di Kim Kallstrom e del
piccolo Max, che dimostra quanto per fortuna nel calcio esistano
ancora dei calciatori capaci di essere non solamente dei grandi
campioni superpagati, ma anche e sopratutto dei grandi uomini.
con oggi prende il
via qui in pagina una nuova rubrica quotidiana, PUNTI & SPUNTI.
In questo spazio affronteremo quotidianamente uno dei principali
argomenti della giornata o della settimana e mi ci terrei veramente
molto potesse diventare uno spazio di confronto sui singoli
argomenti, un po' come è sempre stato finora qui in pagina fan.
Uno spazio dove, a
differenza di alcuni post che ho letto negli ultimi tempi, non vorrei
fosse la maleducazione e l'arroganza a prevalere, ma uno spazio dove
poter esprimere in modo CIVILE ed EDUCATO le proprie opinioni. A
volte saremo d'accordo, a volte meno, ma quello che vorrei in questo
spazio è che non mancasse mai una cosa: il RISPETTO reciproco. Anche
quando non la pensiamo nella stessa maniera.
L'argomento
che ho scelto per inaugurare questa nostra rubrica è subito assai
delicato. Avrei potuto scegliere un argomento molto più leggero ( e
non ne sarebbero mancati!), e invece vorrei
soffermarmi un momento su quanto successo ieri in occasione del derby
tra SALERNITANA-NOCERINA nel girone B della 1° divisione del
campionato di LEGA PRO. Un'occasione per fare anche una
considerazione un po' più ampia, e su cui mi piacerebbe potessimo
confrontarci tutti insieme come dicevo sopra in modo civile ed
educato.
Da un po' di tempo a
questa parte ho la sensazione che il calcio stia sempre più
mettendosi nelle mani di pseudotifosi o teppisti (chiamateli come
volete), che nulla hanno a che vedere con i veri tifosi, con insomma
i veri appassionati di calcio.
Per carità, anche in
passato poteva capitare di assistere a qualche sfottò tra le curve
(e fin qui non ci sarebbe nulla di male, essendoci sempre stati nel
mondo del calcio), ma la sensazione che ho, sempre più forte, è che
in tal senso si stia sempre più tirando la cinghia. Con la
sensazione che prima o poi la cinghia si strappi del tutto,
rompendosi in maniera inesorabile.
Se ci fate caso, negli
ultimi 20-30 anni, abbiamo cominciato ad assistere sempre più a una
vera e propria escalation della violenza. Dai classici sfottò in
curva nel corso degli anni sono cominciati a venir fuori delle vere e
proprie offese quali il tristemente divenuto celebre coro “Lavali
Vesuvio”, le offese riferite alle vittime della strage di Superga,
le offese riferite alle vittime dellastrage dell'Heysel, le offese
nei confronti dell'attuale dirigente juventino Gianluca Pessotto, e
altre atrocità varie.
Non solo. Quello che una
volta era un vero piacere (andare a vedere una partita con le proprie
famiglie allo stadio)
si sta purtroppo trasformando più in molti casi in una vera e
propria guerriglia urbana. Per fortuna, in molte realtà è ancora
possibile poter assistere serenamente a una partita di calcio, ma non
sempre purtroppo è così. Mi ricordo quando 18 anni fa con sincera
e profonda tristezza venne data notizia della morte del tifoso
genoano Vincenzo Spagnolo, ucciso a coltellate dall'ultras del Milan,
Simone Barbaglia fuori dallo stadio Marassi. Quello che all'epoca
poteva essere un gesto isolato, la lotta tra alcuni ultras, purtroppo
è sempre più divenuta una triste abitudine. In occasione dei match
clou non mancano notizie di accoltellamenti di fronte o comunque nei
pressi dello stadio come nel caso del derby romano ma non solo; come
ad esempio è successo ieri allo Juventus Stadium dopo il solito coro
relativo al Vesuvio da parte di alcuni pseudotifosi juventini, il
lancio di seggiolini e porte dei bagni svolto da altrettanti
pseudotifosi napoletani, con 4 tifosi bianconeri ricoverati in
ospedale. E tutto questo, cari amici, per una partita di calcio!!!
Ma
il peggio, purtroppo, era già avvenuto. E qui arriviamo al derby di
ieri tra Salernitana e Nocerina.
In
seguito alla rivalità abbastanza forte tra le due tifoserie il
Prefetto aveva vietato l'accesso allo stadio Arechi da parte dei
tifosi della Nocerina, per paura potessero verificare degli scontri
all'interno dello stadio. Ebbene, cosa hanno trovato di meglio da
fare alcuni pseudotifosi della Nocerina (i veri tifosi sono
tutt'altra cosa)? Vanno a minacciare di morte i giocatori della
Nocerina e i loro parenti nel caso in cui i giocatori fossero scesi
in campo. La società a questo punto avverte immediatamente il
Prefetto, che invità la squadra a stare calma, e rinvia 'inizio
della partita di 40 minuti circa. Arriviamo così all'inizio del
derby, che vedrà la gara fermarsi dopo venti minuti, la vittoria a
tavolino per la Salernitana, in quanto la Nocerina cambia ben 3
giocatori dopo 1 minuto di gioco, e in quei venti minuti si fanno
male ben 5 giocatori su 11, e alcuni ultras della Nocerina che
festeggiano in piazza tranquillamente come avessero vinto gridando
“Abbiamo vinto noi”.
Purtroppo
questa volta hanno vinto loro, ma a perdere non è stata solo la
società Nocerina, con le dimissioni dell'intero staff societario e
tecnico, non è stata solo la Lega Pro.
No,
cari amici: purtroppo a perdere è stato l'intero calcio italiano.
Purtroppo anche ieri abbiamo assistito all'ennesima conferma di come
un branco di teppisti possa condizionare una partita di calcio. E
questo è un segnale purtroppo pericoloso per il nostro calcio. E la
cosa che mette veramente rabbia è che in tutto questo le società
stanno ferme. Non si sa se per interesse (a chi conviene mettersi
contro gli ultras) o per effettiva impotenza.
Se
c'è qualcuno che perde in tutto questo andazzo, alla fine sono
proprio loro: i Tifosi con la T maiuscola, o meglio ancora i veri
appassionati di calcio, che magari vorrebbero andare allo stadio a
seguire la partita con la propria famiglia e per tifare serenamente i
propri idoli, e che invece purtroppo non possono per paura che
succeda loro qualcosa e che, come successo in passato in occasione di
un GENOA-SIENA, siano costretti a scappare a gambe levate dallo
stadio stesso.
Intendiamoci:
la mia non vuole una sparata a zero a presicndere nei confronti del
mondo Ultras, né fare una pericolosissma generalizzazione, perchè
per fortuna ci sono Ultras e Ultras.
Anche
all'interno della tifoseria di una singola squadra di calcio ci
possono essere infatti schiere di Ultras più pacifiche e impegnate
anche in alcuni casi in iniziative veramente molto lodevoli (e a cui
ci farebbe anche piacere dare spazio),
e schiere più “estreme”, per cui non si può fare tutto
d'un'erba il fascio.
Una
cosa, comunque è certa, e qui vado a concludere: non si può più
andare avanti così. Una partita di calcio non può continuare ad
essere uno stato di guerriglia urbana. Non importa per quali motivi,
ma non si può continuare così. Il rischio, sempre più concreto,
sempre non lo abbiamo già raggiunto, sarebbe quello di un vero e
proprio allontanamento della tifoseria quella buona, quella più
civile ed educata dagli stadi. E in quel caso non avrebbe vinto
nessuno, ma un po' avremmo perso tutti. E in particolare avrebbe
perso lui: quello sport che tanto amiamo, e che tanto ci fa
emozionare e sognare. Insomma: il calcio.
Un
campione entrato nella storia del calcio italiano per via dei
numerosi goal segnati, 274 in 537 (290 se consideriamo anche i 16 goal segnati durante la stagione 1945/46 nella DIVISIONE NAZIONALE), che lo rendono, al momento,
l'attaccante principe nella storia della SERIE A. Nessuno finora ha
fatto meglio di lui. Stiamo parlando dell'indimenticabile SILVIO
PIOLA, di cui oggi si celebra il centenario della nascita, e a
cui dedichiamo questa puntata di SPUNTI DI SPORT.
I
PRIMI PASSI NELLA PRO VERCELLI.
Un giovanissimo SILVIO PIOLA (sedicenne) con la maglia della PRO VERCELLI.
Silvio
Piola nasce a Robbio, in provincia di Pavia il 29 Settembre 1913. I
genitori, commercianti di tessuti, avevano momentaneamente lasciato
la propria città, Vercelli, dove ritorneranno nel 1914, e a cui
Silvio si legherà fin da subito. Fin da subito dimostra di essere un
grande appasssionato di calcio, cominciando a dare i primi calci a
pallone a soli 8-9 anni nella selezione giovanile vercellese
“Veloces”. Nella stagione 1929/30, Silvio fa il suo esordio in
SERIE A con la PRO VERCELLI nella gara giocata contro il BOLOGNA il
16 Febbraio 1930.
Queste
le formazioni dell'epoca.
BOLOGNA:
Gianni, Monzeglio, Gasperi, Genovesi, Baldi, Pitto, Busini I, Maini,
Schiavio, Busini III, Muzzoli. All: Hermann FELSNER.
PRO
VERCELLI: Scansetti, Zanello, Dellarole I, Pensotti, Ardissone,
Bajardi I, Casalino, Bajardi II, Piola, Seccatore, Ferraris II. All.
Jozsef NAGY.
Quella
prima partita di PIOLA in SERIE A vedrà le due squadre pareggiare
per 2-2, con il BOLOGNA che passò in vantaggio al 32° con MAINI, la
PRO VERCELLI pareggiare al 50° con SECCATORE, il BOLOGNA tornare di
nuovo in vantaggio al 55° con MAINI, e al 73° SECCATORE pareggiare
ancora per la PRO VERCELLI fissando il punteggio sul definitivo 2-2.
In quella prima stagione SILVIO giocherà 4 partite non segnando
alcun goal.
Determinante
però sarà per il giovane PIOLA la presenza in panchina del tecnico
ungherese JOZSEF NAGY, che non solo capirà il talento e ne
valorizzerà le doti, e da cui anche lo stesso SILVIO apprenderà
tantissimo. Silvio disputerà ben 5 stagioni con la maglia della PRO
VERCELLI in SERIE A conseguendo 127 presenze e segnando 51 goal (4
presenze nella stagione 1929/30; 32 presenze e 13 goal nella stagione
1930/31; 31 presenze e 11 goal nella stagione 1931/32; 32 presenze e
11 goal nella stagione 1932/33, e infine 28 presenze e 15 goal nella
stagione 1933/34). Da rilevare che SILVIO in occasione di PRO
VERCELLI-FIORENTINA, disputata il 29 Settembre 1933, realizzerà ben
6 reti delle 7 reti con cui la formazione piemontese batterà la
formazione toscana (7-2 il risultato finale).
Al termine
della stagione 1933/34 Silvio lascerà quasi a malincuore la PRO
VERCELLI su forti pressioni sia da parte della politica, sia da parte
del regime fascista che volevano vedere il giocatore esibirsi su
palcoscenici un po' più rinomati. Il giocatore infatti amava molto
avere al suo fianco la sua famiglia, stare con gli amici di sempre e
poi la domenica andare a giocare con la maglia della sua squadra.
L'affetto però è reciproco. Anche la PRO VERCELLI e un po' tutta la
stessa città amano il SILVIO nazionale. A dimostrazione di quanto
sto scrivendo, andiamo a vedere il forte affetto che la squadra e la
città stessa riservarono a SILVIO nel Febbraio 1951, quando il
giocatore, all'epoca in forza al Novara, verrà invitato e premiato
nel corso di una serata riservata alle vecchie glorie della squadra
grazie alla SETTIMANA INCOM 00553 del 9 Febbraio 1951.
IL PASSAGGIO
ALLA LAZIO.
Dunque,
nella stagione 1933/34 Silvio passa alla Lazio, ma il distacco da
Vercelli non sarà indolore per il giocatore. A volerlo in
biancoceleste due gerarchi fascisti, Giovanni Marinelli e Giorgio
Vaccaro.
Silvio
fece il suo esordio in maglia biancoceleste il 30 Settembre 1934
contro il LIVORNO, segnando peraltro una delle reti del finale 6-1 a
favore dei biancocelesti.
Queste
nella fattispecie le formazioni dell'epoca.
La
LAZIO come detto vinse contro il LIVORNO per 6-1, grazie alle reti
segnate al 18° da BISIGATO, al 34° da USLENGHI, e al 37° da
GUARISI su rigore. Nella ripresa, con il punteggio di 2-1 per i
biancoclesti, PIOLA segnò il suo primo goal biancoceleste al 64°.
Al 74° il quarto goal biancoceleste con J. FANTONI prima dell'uno
due di GUARISI che al 79° e all'81° fissa il punteggio sul
definitivo 6-1 biancoceleste.
Nelle
stagioni 1934/36 segnerà in entrambe le stagioni ben 21 goal.
Nonostante questo, però, non mancarono le critiche verso il
giocatore. Critiche che verranno rispedite al mittente la stagione
successiva con Silvio che vincerà la clasifica marcatori sempre con
21 reti, grazie anche al concomitante rinforzamento della squasra
degli ingaggi di GIOVANNI RICCARDI, UMBERTO BUSANI, BRUNO CAMOLESE e
GIOVANNI COSTA.
Nelle
stagioni 1938/1941 segnerà rispettivamente per ben due volte 9 reti,
e poi nella stagione 1941/42 18 reti. Questo basso numero di reti è
da associarsi all'abbassamento di Piola a mezz'ala. Nella stagione
1942/43 l'ultima in biancoceleste, Silvio tornerà a vincere il
titolo di capocannoniere segnando 21 reti.
Nel
corso delle 9 stagioni in biancoceleste, Silvio disputerà 243
partite, segnando 160 reti.
IL
RITORNO IN PIEMONTE.
Silvio Piola nel 1944 nelle file del TORINO FIAT.
In
seguito alla seconda guerra mondiale, si interrompe il campionato di
SERIE A. non la passione per il calcio di SILVIO, che ottiene dalla
LAZIO il permesso nel 1944 di poter giocare il campionato ALTA ITALIA
con il TORINO FIAT. Il Torneo vede la vittoria finale da parte della
formazione dei vigili del Fuoco di La Spezia, ma anche Silvio alla
fine sarà grande protagonista, segnando 27 reti.
Non
c'è dubbio, però, che SILVIO abbia nel cuore la sua terra,
VERCELLI, e la sua regione, il PIEMONTE, così disputerà le due
stagioni successive, 1945/46 nella DIVISIONE NAZIONALE segnando 16
goal (non ancora considerati nel conteggio ufficiale dei goal di
PIOLA) e il torneo 1946/47 in SERIE A con la JUVENTUS. Nel
frattempo si affaccia sempre più nel club bianconero la stella di
GIAMPIERO BONIPERTI, per cui per Silvio gli spazi cominciano ad
essere ridotti.
IL PASSAGGIO AL
NOVARA.
Con gli spazi
sempre più chiusi in casa JUVENTUS, SILVIO accetta la proposta del
NOVARA, presente in B. Al termine della stagione la formazione
novarese tornerà in SERIE A grazie anche all'importante contributo
dato da SILVIO con 16 goal in 30 partite. Nelle stagioni successive
SILVIO tornerà a segnare 15 goal nella stagione 1948/49, 4 goal
nella stagione 1949/50, 19 nella stagione 1950/51, 18 nella stagione
1951/52, 9 nella stagione 1952/53, e 5 nella stagione 1953/54.
Piola segnerà
il suo ultimo goal in campionato il 7 Febbraio 1954 contro il MILAN.
L'ultima partita disputata in SERIE A è quella contro l'ATALANTA,
giocata il 7 Marzo dello stesso anno.
Andiamo ora a
vedere una piccola chicca filmata dall'ISTITUTO LUCE, e trasmessa
dalla SETTIMANA INCOM.
In occasione
della partita di campionato tra LAZIO e NOVARA, disputatasi allo
stadio FLAMINIO a ROMA il 6 Novembre 1949, i biancocelesti premiarono
PIOLA con una medaglia per celebrare le numerose stagioni disputate
insieme.
Grazie alle
riprese tratte dalla SETTIMANA INCOM 00362 del 10 NOVEMBRE 1949 siamo
in grado di poter rivedere sia la premiazione del giocatore, sia la
sintesi della partita.
LA CARRIERA IN
NAZIONALE.
In
contemporanea con la carriera nei vari club qui raccontata, è
necessario aprire un capitolo a parte nella storia di SILVIO PIOLA:
il rapporto forte, intenso con la maglia azzurra e, quindi con la
nazionale.
Se nella prima
parte di questo nostro speciale per via della mancanza di materiale
filmato abbiamo affrontato una trattazione di stampo wikipediano, in
questa seconda parte, vuoi la presenza di numeroso materiale filmato
e non solo dell'epoca, possiamo finalmente tornare al consueto modus
operandi di questa rubrica, raccontando cioè la bellissima storia
del rapporto tra Silvio Piola e la nazionale azzura. Un rapporto che
regalerà tante soddisfazioni sportive al nostro Paese come ad
esempio il Mondiale del 1938, ma anche e sopratutto delle prove di
grande attaccamento alla maglia, come nell'ultima gara disputata in
maglia azzurra contro l'INGHILTERRA. Ma di questo parleremo più
avanti. Intanto, con questo filmato, andiamo a scoprire qualcosa di
più del SILVIO PIOLA in azzurro.
Dunque, Silvio
Piola fa il suo esordio assoluto in azzurro nel 1933, quando il 2
Aprile disputa la prima gara con l'ITALIA B contro la SVIZZERA.
Finirà 5-0 per gli azzurri, con una doppietta del giovane attaccante
della PRO VERCELLI. Non verrà convocato per i mondiali del 1934
vista la numerosa concorrenza in avanti. Cosa, questa, di cui Piola
rimarrà fortemente deluso. Delusione ulterirmente accresciuta con il
passaggio alla Lazio nell'estate 1934.
Se da una parte
Silvio desiderava fortemente rimanere a Vercelli nella Pro e assieme
alla sua famiglia, dall'altra era seriamente preoccupato dal fatto
che un suo passaggio alla Lazio facesse si che il ct azzurrro
VITTORIO POZZO non lo convocasse, vista la tendenza del ct azzurro di
usufruire maggiormente delle formazione del Nord. Non solo.
Nonostante in 11 partite con la NAZIONALE B avesse segnato 6 goal, il
giocatore non veniva molto preso in considerazione da POZZO, in
quanto, come poi racconterà GIANNI BRERA nella Storia critica del
calcio italiano, il ct azzurro sosteneva che PIOLA rappresentasse
una montatura del tifo romano.
Nel 1935 a
sorpresa prende forma il debutto azzurro. In seguito all'infortunio
di MEAZZA alla viglia dell'amichevole contro la fortissima AUSTRIA,
il ct azzurro POZZO, fortemente invitato da VACCARO, convoca SILVIO
PIOLA in azzurro. Sarà un successo: SILVIO infatti deciderà
l'incontro segnando la doppietta con cui gli azzurri batteranno al
51° e all'81° la fortissima squadra di HUGO MEISL.
Queste le
formazioni che scesero in campo quel pomeriggio agli ordini
dell'arbitro inglese LEWINGTON allo stadio PRATER di VIENNA.
AUSTRIA: Platzer, Pavlicek, Sesta, Wagner, Smistik I,
Skoumal, Zischek, Gschweidl, Sindelar, Kaburek M., Pesser -
Allenatore Meisl
Piola disputa,
dunque, una grandissima gara, risolvendo praticamente da solo
l'incontro. Questo generò non solo una forte rivalutazione del
giocatore azzurro da parte di POZZO (dira l'ex ct azzurro “Poteva
crollare, e temevo per lui. La cosa avrebbe assunto conseguenze
disastrose sul suo morale e su tutto il suo morale. Ha trionfato,
invece, ed è diventato, acquistando personalità, una delle figure
più caratteristiche del nostro gioco.”,
ma non solo.
Legato
alla prima gara in azzurro di Piola è legato un aneddoto molto
particolare, che in questo filmato andiamo ad ascoltare direttamente
dalla voce del Direttore del Museo di Calcio di Coverciano, Dr. Fino
Fini.
Dunque,
grazie a quella bellissima prima partita in azzurro, PIOLA si lancia
finalmente anche in azzurro, dove viene schierato in avanti da POZZO,
che in seguito schiererà poi MEAZZA nel ruolo di mediano.
Passiamo
ora al mondiale 1938, che vedrà non solamente la vittoria azzurra,
ma anche un ottimo PIOLA.
LA
VITTORIA DEL MONDIALE 1938.
Stadio
Velodrome di Marsiglia, 5 Giugno. Si disputa l'ottavo di finale tra
ITALIA e NORVEGIA, davanti a 19.000 spettatori agli ordini
dell'arbitro austriaco ALOIS BERANEK.
Queste
le formazioni dell'epoca.
ITALIA: Olivieri, Monzeglio, Rava, Serantoni, Andreolo,
Locatelli U., Pasinati, Meazza, Piola, Ferrari G., Ferraris Pietro
- Allenatore Vittorio Pozzo
La partita
vedrà la vittoria sofferta degli Azzurri per 2-1. Italia in
vantaggio al 2° minuto di gioco con FERRARIS, pareggio al 38°
dell'allora attaccante del LYN di OSLO, ARNE BRUSTAD. Goal partita al
4° minuto del primo tempo supplementare di PIOLA. Andiamo a vdere
una breve sintesi di quella sfida.
Colombes, Stadio
Olimpico YVES-DU-MANOIR, 12 Giugno. Si disputa davanti a 59.000
spettatori il quarto di finale che vede in campo i padronidi casa
della FRANCIA e gli AZZURRI.
Queste le
formazioni che scesero in campo agli ordini dell'arbitro belga LOUIS
BAERT davanti a 59.000 spettatori.
FRANCIA: Di Lorto, Cazenave, Mattler, Bastien, Jordan,
Diagne, Aston, Heisserer, Nicolas J., Delfour, Veinante -
Allenatore Barreau
La
partita vede gli Azzurri passare in vantaggio al 9° minuto con
COLAUSSI. Immediato, al 10° minuto il pareggio francese a opera del
centrocampista dello STRASBURGO OSCAR HEISSERER, in procinto di
passare al RACING CLUB PARIGI dove giocherà fino al 1945.
Nella
ripresa è decisivo come sempre PIOLA, che segnerà prima il goal del
nuovo vantaggio al 52° e poi al 72° il goal del definitivo 3-1.
In
virtù di questo risultato gli azzurri affrontano in semifinale il 16
Giugno favoritissimo BRASILE.
Tanta
è la sicurezza da parte della formazione brasiliana da prenotare
l'unico aereo disponibile per raggiungere PARIGI, dove si sarebbe
disputata la finale. Si gioca allo stadio VELDOROME davanti a 33.000
spettatori agli ordini dell'arbitro svizzero Hans Wuthrich.
La
partita vedrà la vittoria da parte degli azzurri per 2-1. Italia in
vantaggio al 51° con COLAUSSI, raddoppio al 60° di MEAZZA su calcio
di rigore, goal della bandiera brasiliano all'87° con ROMEU.
Anche
se in questa gara non segnò, fu fondamentale anche in questa
circostanza la prestazione di PIOLA.Andiamo a rivedere una sintesi di
quella partita.
Dunque,
contrariamente dalle previsioni, furono gli AZZURRI a battere il
BRASILE e a qualificarsi per la finale, dove avrebbe incontrato
l'UNGHERIA.
Stadio
di Colombes, 16 Giugno. Si disputa davanti a 45.000 spettatori la
finale del torneo, agli ordini dell'arbitro francese GEORGES
CAPDEVILLE. Queste le formazioni.
UNGHERIA: Szabo, Polgar, Biro, Szalay, Szücs G., Lazar,
Sas, Vincze, Sarosi I, Zsengeller, Titkos - Allenatore Dietz
La
partita vede gli Azzurri passare in vantaggio al 6° con Colaussi.
All'8° minuto pareggiano gli ungheresi con TITKOS. Passano neanche 8
minuti, e al 16° gli Azzurri tornano in vantaggio con PIOLA. Al 35°
è nuovamente COLAUSSI a portare il punteggio sul 3-1.
Nella
ripresa, al 70° gli ungheresi provano a riaprire la partita con
SAROSI, ma all'82° ancora PIOLA fissa il punteggio sul definitivo
4-2 azzurro, regalando così all'ITALIA il secondo titolo mondiale.
Andiamo ora ad ascoltare un breve frammento della storica radiocronaca della finale del Mondiale 1938, curata da NICOLÒ CAROSIO.
Questa
la prima pagina dell'epoca del GUERIN SPORTIVO.
IL
GOAL DI MANO.
Celeberrimo
nella carriera di SILVIO PIOLA in azzurro, il goal di mano segnato
contro l'INGHILTERRA, che qui vediamo in una fotografia gentilmente
inviatami da un amico, IVO, che ringrazio di vero cuore.
Milano,
Stadio San Siro, 13 Maggio 1939. In programma di pomeriggio, con
inizio alle ore 15, un'amichevole tra gli Azzurri campioni del mondo
e l'INGHILTERRA.
Queste
le formazioni, scese in campo agli ordini dell'arbitro tedesco
BAUWENS.
La
partita vede gli inglesi passare per primi in vantaggio al 19° con
LAWTON. Nella ripresa, al 49° è BIAVATI a segnare per gli azzurri
il goal del pareggio. Al 64° ecco il goal che fece assai discutere.
Su colpo di testa in area di rigore da parte di SERANTONI, PIOLA
tenta la rovesciata, ma non vi riesce, andando a colpire il pallone
con il pugno e indirizzandolo comunque in rete. Gli inglesi
protestano veementemente con l'arbitro, il quale invece convalida il
goal del sorpasso azzurro. Al 77° Hall riuscirà poi a fissare il
punteggio sul definitivo 2-2.
GLI
ULTIMI ANNI IN AZZURRO.
Nel
1940 PIOLA verrà arretrato dal ct azzurro POZZO a mezz'ala. Sarà un
esperimento assai poco convincente. L'ultimo goal in azzurro verrà
segnato da PIOLA il 1° Dicembre 1946 nell'amichevole disputata dagli
Azzurri contro l'AUSTRIA.
Questo
un allenamento ripreso per la SETTIMANA INCOM alla vigilia di quella
partita.
Queste
le formazioni dell'amichevole, diretta dal fischietto svizzero
SCHERZ.
La
partita vide la vittoria degli Azzurri per 3-2, ma a dire il vero gli
stessi giocatori, guidati da POZZO, non disputarono una grande
partita, soffrendo una partita che in altri tempi avrebbero vinto
dominando.
Gli
azzurri passano in vantaggio all'8° con CASTIGLIANO, e al 16°
raddoppiano con VALENTINO MAZZOLA. Al 40° EPP per l'AUSTRIA segna
il goal della bandiera. Nella ripresa al 64° PIOLA segna il terzo
goal. Sarà per lui l'ultimo goal in azzurro. Al 90° STOJASPAL segna
il goal del definitivo 3-2.
Nel
1947 Silvio disputa al Prater di Vienna l'amichevole che gli azzurri
perderanno per 5-1 contro l'Austria.dopo questa partita non verrà
più convocato in azzurro.
Sarà
nel 1952 il duo tecnico composto da CARLO BERETTA e GIUSEPPE MEAZZA
per convocarlo un'ultima volta in AZZURRO contro l'INGHILTERRA.
Questo
un resoconto della SETTIMANA INCOM circa due settimana prima della
partita contro gli inglesi.
Queste
le formazioni scese in campo Domenica 18 Maggio 1952 agli ordini
dell'arbitro austriaco BERANEK allo stadio Comunale di Firenze.
ITALIA: Moro G., Giovannini A., Manente, Mari, Ferrario,
Piccinini, Boniperti, Pandolfini, Piola, Amadei, Cappello -
Allenatore Piercarlo Beretta, Giuseppe Meazza
La
partita vedrà gli inglesi passare in vantaggio al 4° con BROADIS, e
pareggiare al 58° gli azzurri con AMADEI.
Da
sottolineare il cuore di PIOLA, il quale, infortunatosi, resterà
fuori solo 10 minuti per poi rientrare, anche se infortunato, solo e
unicamente per dare una mano ala squadra, dando comunque un
contributo estremamente buono.
Questa
una videosintesi della partita, tratta dalla SETTIMANA INCOM.
Questa
la prima pagina del GUERIN SPORTIVO uscito il 20 Maggio 1952.
In questo filmato andiamo a vedere come PIOLA vivrà in famiglia le ore successive alla partita della nazionale.
L'ADDIO
AL CALCIO.
Come
già scritto, dunque, l'ultima partita disputata in campo da PIOLA fu
NOVARA-ATALANTA, disputasi il 7 Marzo 1954, e che vide la netta
vittoria della formazione bergamasca per 4-0.
Appese
le scarpe al chiodo, SILVIO per un periodo di tempo fece
l'allenatore, prima della NAZIONALE tra il 1953 e il 1954, durante
gli ultimi scampoli di carriera a NOVARA, e poi del CAGLIARI tra il
1954 e il 1957 senza ottenere risultati significativi.
Tra
gli anni 60 e 70 si occuperà per conto della FIGC dei corsi di
allenatore, prima come osservatore e poi come istruttore.
Esaurita
questa fase, Silvio tornerà a vivere nella sua amata Vercelli.
Riceverà negli ultimi anni numerose onorificenze tra cui la nomina
ad GRAN UFFICIALE DELL'ORDINE AL MERITO DELLA REPUBBLICA ITALIANA,
prima di venire a mancare il 3 Ottobre 1996, in una casa di cura di
Gattinara, dove stava trascorrendo gli ultimi giorni di vita, affetto
dal morbo di ALZHEIMER.
Un
campione, SILVIO PIOLA, che verrà ricordato domenica 6 OTTOBRE allo
stadio OLIMPICO, quando la LAZIO disputerà la partita casalinga
contro la FIORENTINA con una maglia speciale stampata
in 913 esemplari e dalle caratteristiche similari alle maglie
indossate negli anni 30, epoca in cui Silvio arrivò alla LAZIO.
Un
campione, Silvio Piola, che non solamente ha segnato la storia del
calcio italiano con i suoi goal che tanto, sopratutto in azzurro, ci
hanno fatto emozionare, ma che avranno per sempre un posto speciale
nel cuore di noi appassionati di calcio.
ARTICOLO POSTATO PER LA PAGINA DEI LETTORI DEL GUERIN SPORTIVO LO SCORSO 7 SETTEMBRE.
Cari
amici, avrete sicuramente visto tutti ieri mattina aprendo Internet il
bellissimo doodle di GOOGLE che ha voluto rendere omaggio a uno dei
massimi esponenti della rovesciata ( o della bicicletta, come venne
chiamata in Brasile), LEONIDAS DA SILVA, che ieri avrebbe compiuto 100
anni. LEONIDAS nel corso della sua carriera (giocò con le maglie del
PENAROL, del VASCO DA GAMA, dell' SC BRASIL, del BOTAFOGO, del FLAMENGO
e del SAN PAOLO, oltre a disputare 19 presenze con 21 reti in nazionale
dal 1932 al 1946, partecipando anche ai mondiali del 1934 e del 1938),
segnò numerosi goal in rovesciata tanto che i tifosi erano soliti
soprannominarlo oltre che a DIAMANTE NERO anche UOMO DI GOMMA, per via
della forte elasticità muscolare che gli consentiva di poter effettuare
le numerose rovesciate.
Bisogna però dire, a onor del vero che LEONIDAS non fu l'inventore della rovesciata.
A ideare infatti la rovesciata fu, come spiega ANDREA SCHIANCHI in un
articolo molto interessante uscito oggi sulla GAZZETTA, un centromediano
originario di BILBAO ma cileno di passaporto, RAMON UNZAGA che nel
Gennaio 1914 la sperimentò sul campo EL MORRO a TAICAHUANO. Bisogna dire
che all'inizio, come racconta Schianchi, nonostante lo stupore del
pubblico e degli avversari, qualche arbitro, ritenendo la giocata
pericolosa per gli avversari, la punì fischiando subito dopo un calcio
di punizione per gioco pericoloso. UNZAGA però non si perse d'animo,
e alla fine, continuando ad eseguire più volte la sua rovesciata, andò a
finire che la sua rovesciata venne chiamata sia nell'AMERICA DEL SUD
che in EUROPA la CILENA.
Negli anni 20 a proseguire la tradizione della rovesciata ci pensò l'attaccante cileno del COLO COLO, DAVID ARELLANO.
Negli anni 30 fu così la volta del brasiliano LEONIDAS, che oltre a
eseguire la rovesciata ( o BICICLETTA) nè perfeziono la tecnica di
esecuzione diventandone, come abbiamo detto all'inizio, uno dei migliori
interpreti.
Nel nostro Paese sarà poi negli anni 60 CARLO
PAROLA in una rovesciata entrata nella storia del calcio italiano
(riproposta ogni anno dalla PANINI nel celebre logo dell'album dei
CALCIATORI) a valorizzare anche nel nostro Paese questo bellissimo gesto
tecnico. Ma, come direbbe Michael Ende, "questa è un'altra storia". Rüdiger Franz Gaetano Herberhold
Cari amici, martedì sera, 3 Settembre, ho voluto ricordare nella pagina dei lettori del GUERIN SPORTIVO la figura di GAETANO SCIREA. Devo essere sincero: avevo sperato in cuor mio che durante la giornata gli altri amministratori della pagina lo avessero ricordato. Siccome purtroppo ciò non era accaduto, ho voluto provare a ricordare GAETANO con questo speciale. Certamente, avessi avuto più tempo per poterlo preparare sarebbe venuto sicuramente meglio, ma tra non fare nulla e provare a fare qualcosa, ho voluto comunque provare a fare qualcosa. Questa 201° puntata di SPUNTI DI SPORT vuole quindi dare la possibilità a chi lo avesse perso di poter rivedere lo speciale di martedì sera. Uno speciale che non solo ha riscosso un fortissimo apprezzamento su Facebook, ma che ha ulteriormente dimostrato quanto a distanza di tanti anni Gaetano abbia un posto speciale nel cuore di tutti noi appassionati di calcio per quella grande professionalità, ma ancor più per quella grande umanità che ha caratterizzato la sua carriera e che lo ha portato ad essere amato da tutti gli appassionati di calcio.
L'ESORDIO ALL'ATALANTA.
GAETANO
SCIREA fa il suo esordio in SERIE A il 24 Settembre 1972 giocando in
trasferta contro il CAGLIARI. La partita si concluderà sullo 0-0.
Al termine della stagione, che vide SCIREA utilizzato prima come
mediano e poi come libero, il giocatore avrà conseguito 20 presenze.
Nella stagione successiva, in SERIE B, Gaetano conseguirà 38 presenze,
segnando un goal in campionato e uno in COPPA ITALIA.
IL PASSAGGIO ALLA JUVENTUS.
Dalla
stagione 1974 fino al Maggio 1988, quando si ritirerà, GAETANO passa
alla JUVENTUS. La JUVE in quel momento stava cercando un sostituto per
SANDRO SALVADORE, vicino al ritiro, e così SCIREA giocò 28 partite su 30 in difesa accanto a CUCCUREDDU, SPINOSI, GENTILE e MORINI vincendo il campionato. Si ritirerà al termine della stagione 1987/88, con 552 presenze e dopo aver segnato 32 reti. Dopo il ritiro gli venne offerto l'incarico di allenatore in seconda
della Juventus, come collaboratore di Dino Zoff. Scirea accettò, andando
a rifiutare la controproposta della REGGINA che gli aveva offerto un
posto da allenatore in prima. Gaetano decise, così di diventare
osservatore per conto di ZOFF.
A questo punto, cari amici, andiamo a
ricordare GAETANO SCIREA andando a pubblicare alcuni video a lui
dedicati. Questo video ripercorre il passaggio di SCIREA alla JUVENTUS,
con una intervista di PIZZUL a GAETANO e al contempo anche a DINO ZOFF.
Lo scorso anno la JUVENTUS ha voluto ricordare
SCIREA sul suo canale YOU TUBE con questo filmato che andiamo ora a
vedere insieme.
GAETANO SCIREA E LA NAZIONALE.
Questo, un filmato in cui viene percorsa la carriera in azzurro di SCIREA.
In merito alla carriera in azzurro di Gaetano, integro lo speciale Fb con una chicca non ancora pubblicata. Il 19 Aprile 1980 Gaetano segna il suo primo goal in azzurro contro la POLONIA allo Stadio COMUNALE di TORINO. Andiamo ora a vedere insieme le immagini del primo goal in azzurro.
Alla carriera di SCIREA, con in sottofondo le
immagini del mondiale 1982 è dedicato questo breve documentario,
realizzato nel 1998 dalla RAI, e trasmesso qualche anno fa da RAI
STORIA.
IL TRAGICO INCIDENTE.
Polonia, 3
settembre 1989. Gaetano è in Polonia, dove sta osservando un incontro di
campionato del GORNIK ZABRZE, squadra polacca prossima avversaria della
JUVE nel primo turno di COPPA DELLE COPPE. Al termine della partita di campionato, Gaetano si reca a VARSAVIA, dove avrebbe poi preso un volo per TORINO.
Durante il viaggio, però, accade però l'irreparabile. La POLSKI FIAT
125 P su cui era a bordo assieme a un autista del posto, l'interprete, e
un dirigente del GORNIK, viene tamponata nei pressi del villaggio di
BABSK, e a causa della presenza nel bagagliaio di 4 taniche di benzina,
prende fuoco. Come apprendiamo da WIKIPEDIA, "dei quattro
occupanti si salvò solo il dirigente della squadra polacca che, seduto
sul sedile anteriore, poté subito uscire dal veicolo dopo che l'apertura
dello sportello posto alla sua destra. Per Scirea, l'autista e
l'interprete il rogo fu fatale, visto che, in base agli esiti
dell'autopsia, non avevano riportato lesioni per l'impatto. Scirea fu
immediatamente soccorso e trasportato presso un ospedale vicino ma, a
causa delle gravissime ustioni riportate, i medici non poterono fare
altro che constatare il decesso dell'ex calciatore."
L'incidente avvenne la domenica pomeriggio, ma in italia la notizia
arrivò solamente la sera. A comunicarla ai telespettatori e a tutti gli
appassionati di calcio SANDRO CIOTTI durante la DOMENICA SPORTIVA.
Questa una copertina che il GUERIN SPORTIVO dedicò a GAETANO SCIREA.
Con la scomparsa di SCIREA viene purtroppo,
dunque a mancare, un campione di grande generosità e umanità. Un
campione che avrà per sempre un posto speciale nel cuore di tutti noi,
appassionati di calcio.