L'atto di fondazione del GENOA, redatto il 7 Settembre 1893.
Cari amici, la
puntata di SPUNTI DI SPORT è una puntata un po’ particolare della
nostra rubrica, perché, come già accaduto per la puntata natalizia
dello scorso anno, nasce da voi. Se lo scorso anno il tema della
puntata (il duello VILLENEUVE-ARNOUX) venne scelto da voi in base a
un sondaggio pubblicato in pagina, questa volta l’argomento mi è
stato suggerito da una domanda che mi ha posto in pagina uno di voi,
ALESSANDRO.
Questa la domanda
postami da ALESSANDRO.
Premetto che sono
un grandissimo juventino, ma da sempre ho grande simpatia nei
confronti del genoa, considerato da tutti il club piú antico
d'Italia. Ma la pro vercelli non fu fondata un anno prima?
Complimenti per il giornale, considerato da me, e non solo, la
"bibbia" del calcio! Se qualcuno riuscisse a togliermi
questo dubbio, ne sarei gratificato, cordiali saluti dalla Spagna e
complimenti ancora!!!
Devo
essere sincero: l’argomento mi ha estremamente colpito, da qui
l’idea di dedicare questa puntata di SPUNTI alla questione espressa
da ALESSANDRO, cui ho risposto poi nelle ore successive.
Prima
di rispondere alla domanda di Alessandro, dobbiamo partire da un
presupposto. Oggi come oggi quando nasce una società di calcio nasce
direttamente come società di calcio e di questo si occupa
totalmente. Tanti anni fa però non era sempre così. Con maggior
precisione, molte società sul finire dell’Ottocento e inizio del
Novecento non nacquero direttamente come squadea di calcio, ma
nacquero come costole di società polisportive, nel senso che alla
nascita la data società polisportiva aveva delle sezioni di atletica
leggera, di polo, ecc, a cui in un secondo momento venne aggiunta la
sezione relativa al calcio.
Vado
a rispondere alla domanda di Alessandro. Per quanto riguarda il
Genoa, possiamo dimostrare senza la benchè minimissima ombra di
dubbio si tratti della società più antica d’italia, sia perchè
da alcune ricerche storiche risulta che una squadra genovese fondata
da due industriali scozzessi utilizzasse in uso di comodato un campo
di calcio per allenarsi, ma ancor più perchè in questo caso esiste
il documento vero e proprio che prova la fondazione del Genoa
Cricket ed Athletic Club. Come apprendiamo, infatti, da
WIKIPEDIA, il documento, (attualmente conservato nel Museo della
Storia del Genoa , e consegnato alla stessa società rossoblù dagli
eredi del giornalista GIANNI BRERA dopo che venne consegnato a BRERA
stesso dall’ex segretario rossoblù, Toso) è costituito da un
libro mastro a partita doppia recante la firma del Console Inglese di
Genova, Sir Charles Alfred Payton.
Il
contratto venne firmato per la precisione nella sede del consolato
inglese a Genova, allora situato in via Palestro,10, nell'interno 4.
Successivamente
sarà poi JAMES RICHARDSON SPENSLEY a proporre il 2 Gennaio 1899 il
cambiamento della denominazione in GENOA CRICKET AND FOOTBALL CLUB.
Per
quanto riguarda invece il PRO VERCELLI, la società polisportiva da
cui deriva, la SOCIETÀ GINNASTICA PRO VERCELLI, è stata fondata nel
1892, ma la sezione relativa al calcio venne fondata solo nel 1903.
Per questo motivo, si può quindi affermare senza orma di dubbio che
il GENOA sia la società di calcio più antica in Italia.
La MC LAREN MP 4/4, la prima motorizzata HONDA. Schierata nel mondiale 1988, ad oggi è la monoposto più vincente nella storia della FORMULA 1, avendo vinto 15 GP sui 16 totali.
Ritorno
al passato. Dopo l'introduzione a partire dal prossimo anno dei
motori V6 turbo, anche se non ancora ufficiale in questi giorni si
sta sempre più parlando ufficialmente del fatto che possa tornare a
ricostituirsi uno dei binomi che ha fatto, a cavallo tra la fine
degli anni 80, e l'inizio degli anni 90, la storia della FORMULA 1:
stiamo parlando del binomio MC LAREN-HONDA.
Come
sappiamo, quest'anno è in scadenza il contratto che la MC LAREN ha
con l'attuale motorista, la MERCEDES. Da quanto sappiamo, il team di
WOKING eserciterà il diritto di rinnovo per un solo anno, il 2014, e
poi dal 2015 (o al peggio dal 2016) tornerà a usare i motori forniti
dal colosso nipponico. Per gli appassionati di FORMULA 1, se verrà
confermato (come è quasi certo) il ritorno con il motorista
giapponese, sarebbe sicuramente una bellissima notizia, perchè in
passato il binomio MC LAREN-HONDA in passato ha scritto delle pagine
veramente importanti nella storia della FORMULA 1: oltre ai 4 titoli
piloti e ai 4 piloti costruttori vinti, non possiamo non dimenticare
lo storico duello tra AYRTON SENNA ed ALAIN PROST che infiammò in
quegli anni il Circus (se vi può interessare, cari amci, potremmo
parlarne in una prossima puntata di SPUNTI DI SPORT AMARCORD).
Il
fatto che la scuderia di WOKING sia sempre più vicini a a un accordo
con la HONDA è inoltre rafforzata non solo dalla presenza negli
ultimi tempi di numerosi ingegneri HONDA a WOKING, ma anche da una
indiscrezione pubblicata questa settimana da AUTOSPRINT: la MC LAREN
sarebbe infatti intenzionata a rilevare la COSWORTH che lascerà a
fine anno. Gli impianti della COSWORTH a NORTHAMPTON
rappresenterebbero così per la scuderia inglese non solo una base
logistica per la produzione in proprio di motori per le macchine
stradali (attualmente affidati alla ditta RICARDO), ma anche una base
per i motori della FORMULA 1. A questo si aggiunga anche che dovrebbe
essere proprio la HONDA (destinata ad entrare come azionista di
minoranza acquisendo il 30% della MC LAREN andando così a risanare i
buchi di bilancio del gruppo Mc Laren, quantificati da AUTOSPRINT in
circa 250 milioni di sterline) a finanziare questa operazione.
A
spingere la HONDA a voler rientrare in FORMULA 1, dopo averla
lasciata al termine della stagione 2008 è stata quindi la decisione
della FIA di abbandonare gli attuali V8 da 2400cc ai nuovi V6 da 1600
cc con il nuovo sistema di recupero di energia, l'HERS (Heat Energy
Recovery Sistem) che andrà ad affiancare l'attuale KERS (Kinetic
Energy Recovery Sistem). Un sistema che quindi permetterà alle
monoposto di FORMULA 1, a partire dal prossimo anno, di acquisire
potenza sia dal motore vero e proprio, il V6 (a scoppio, e quindi,
presumiamo più rumoroso rispetto a quelli attuali), sia dai due
motori elettrici (HERS e KERS che consentiranno di recuperare sia
l'energia cinetica, sia quella termica (aspetto questo molto
apprezzato dalla HONDA)) che consentirà, pur con un motore
indubbiamente più piccolo rispetto a quello attuale, di raggiungere
delle potenze quasi simili a quelle attuale.
L'augurio
veramente sincero è che il rientro della HONDA a fianco della MC
LAREN a partire dal 2015 (o al peggio dal 2016) possa portare un
aumento della spettacolarità delle corse. Cosa che tutti gli
appassionati di FORMULA 1 apprezzerebbero non poco.
Clamoroso al Cibali! Quante volte ci è
capitato di ascoltare questa celeberrima affermazione per evidenziare
la vittoria da parte di una squadra data per sfavorita alla vigilia
di una data partita, o comunque un risultato assolutamente
inimmaginabile. Dietro questa frase, pronunciata per la prima volta
alla radio, il 4 Giugno 1961 durante un CATANIA-INTER, si nasconde
una storia. Una storia in cui a prevalere, come vedremo, sono i
sentimenti di una squadra di calcio, il Catania, ferita
nell’orgoglio che poi si prenderà la sua rivincita. A quella
squadra di calcio e alla sua storia è dedicata questa puntata
storica di SPUNTI DI SPORT.
PROLOGO.
Prima di raccontare quanto accadde
quella Domenica 4 Giugno 1961, dobbiamo fare idealmente con la nostra
macchina del tempo un ulteriore passo indietro.
Domenica 29 Gennaio 1961. Allo Stadio
San Siro di Milano si affrontano nella 17° e ultima giornata del
girone di andata l’INTER, guidata da HELENIO HERRERA, e il
neopromosso CATANIA, guidato da CARMELO DI BELLA. Si tratta di una
sfida di alta classifica, essendo l’INTER in testa alla classifica,
e il CATANIA terzo, a due punti dal battistrada nerazzurro. In ballo
il titolo di campione d’inverno. La partita si rivelerà una vera e
propria debacle per la formazione etnea, che perse 5-0 contro i
nerazzurri, e con ben 4 autoreti! L’Inter passò in vantaggio al
13° con MORBELLO,. Tra il 30° e il 42° minuto ben due autoreti del
giocatore del CATANIA, GIAVARA, fissarono il punteggio sul 3-0
nerazzurro. Nella ripresa, proseguì la debacle catanese con altre
due autoreti, realizzate al 69° da GRANI, e all’81° da CORTI che
fissarono il punteggio sul 5-0 finale a favore degli uomini allenati
da HERRERA.
Queste le immagini di quella gara.
Al termine della gara il tecnico
nerazzurro definì la formazione etnea una squadra di telegrafonici.
Questo provocò una forte rabbia da parte dei giocatori rossoazzurri.
Come raccontò qualche anno fa MEMMO PRENNA, centrocampista e leader
di quel CATANIA, "per come avevamo giocato Herrera forse
aveva pure ragione, quattro autoreti sono un po’ troppe. Ma ci
siamo guardati in faccia promettendoci vendetta".Sentimento,
la vendetta nei confronti dell’INTER, che traspare anche dalle
dichiarazioni di MARIO CASTELLAZZI "Eravamo un gruppo unito,
Prenna era un vero capitano anche fuori dal campo. Ci invitava a casa
sua, eravamo decisi a vendicarci”). Una vendetta, quella del
CATANIA, che sarebbe arrivata molto prima del previsto.
LA RIPETIZIONE DI JUVENTUS-INTER.
Come non bastasse la voglia di
rivincita della società etnea, un'ulteriore questione caratterizza
la vigilia di CATANIA-INTER: la ripetizione di JUVENTUS-INTER. E qui
bisogna aprire un'ulteriore parentesi.
Grazie a un brillante girone di
ritorno, la JUVENTUS era riuscita a passare in testa alla classifica
e con 4 punti di vantaggio sull'INTER, seconda in classifica. Il 16
Aprile 1961 si giocò, al Comunale di Torino, lo scontro diretto tra
le due formazioni. Una gara decisiva anche ai fini del campionato. Se
avesse vinto la Juve, i bianconeri sarebbero passati a + 6
sull'Inter, chiudendo praticamente il campionato. Se avesse invece
vinto l'Inter, i nerazzurri di Herrera si sarebbero riportati a 2 punti dalla JUVENTUS e
riaperto quindi il campionato. C'è grandissima attesa tra i tifosi
bianconeri per questa partita. Forse anche troppa, a tal punto che il
Comunale è talmente zeppo di gente (circa 10.000 persone in più di
quante effettivamente ospitabili) venuta a vedere la partita che ben
quattro ingressi dello stadio cedono, e la gente si sistema ai bordi
del campo, in modo da poter assistere alla gara. L'Inter chiede di
non giocare, ma l'arbitro Gambarotta fu irremovibile: si gioca
ugualmente. Dopo però la prima mezz'ora, e sul punteggio di 0-0,
l'Inter chiede e questa volta ottiene la sospensione della gara, e la
vittoria a tavolino. La Juventus non ci sta e presenta un ricorso.
Nel frattempo l'Inter rimonta nei confronti della Juventus. Arriviamo
così all'ultima giornata di campionato, in programma il 4 Giugno
1961, con INTER e JUVENTUS a pari punti con l'INTER impegnata a
CATANIA in una sfida dall'esito apparentemente scontato, e la
JUVENTUS impegnata in casa contro il BARI.
Alla vigilia della sfida contro il
CATANIA, il 3 Giugno, ecco il colpo di scena: la Commissione
d'Appello accetta la tesi difensiva della JUVENTUS. Secondo
l'avvocato VITTORIO CAISSOTTI DI CHIUSANO, che rappresentò la
società bianconera, non
solamente, infatti, l’invasione è stata pacifica ma la Juventus
non aveva la minima responsabilità oggettiva per quanto accaduto in
quanto non aveva venduto più biglietti di quelli consentiti. Questo
comportò non solamente il fatto che l'INTER di fatto tornò a -2
dalla JUVENTUS (JUVENTUS 46 punti; INTER 44), ma anche il fatto che
la partita venisse rigiocata il successivo 10 Giugno. Una decisione
che generò, inutile dirlo, numerose polemiche, alimentate anche dal
fatto che all'epoca Umberto Agnelli fosse non solo presidente della
JUVE, ma anche della FEDERCALCIO.
LA
RIVINCITA DEL CATANIA.
Una formazione tipo del CATANIA 1960/61.
Polemiche
o non polemiche, quindi, il 4 Giugno 1961 CATANIA e INTER scesero in
campo allo stadio CIBALI di CATANIA. Per i nerazzurri l'assoluta
necessità di vincere, in modo tale da potersi giocare lo scudetto
nel recupero della gara contro i bianconeri il successivo 10 Giugno.
Queste
le formazioni che scesero in campo agli ordini del signor DE MARCHI
di FROSINONE.
La
partita, visto anche il 5-0 dell'andata, sarebbe dovuta essere una
formalità per gli uomini di HELENIO HERRERA. Nessuno però tenne
conto della voglia di rivincita, o meglio di vendetta, degli uomini
di DI BELLA, desiderosi di far pagare ai nerazzurri l'umiliazione
subita nella gara di andata. Come già scritto all'inizio, brucia
troppo ai giocatori, sia quel 5-0 subito all'andata, sia quella
dichiarazione di Herrera, che, come già scritto, aveva definito i
giocatori etnei come una squadra di telegrafonici. E così i
giocatori alla vigilia della sfida decidono di preparare da soli la
sfida tenendo fuori persino i dirigenti e il loro allenatore, DI
BELLA. Troppa la voglia di vendetta, troppa la voglia di rivincita.
Come
racconta l'allora terzino del CATANIA, MICHELOTTI in un articolo
uscito qualche anno fa sulla GAZZETTA, "Qualche giorno prima
della partita vennero i dirigenti ad offrirci un premio doppio
se avessimo lasciato vincere l’Inter. Ci alzammo tutti in piedi:
'No, ci dispiace. Ce la giochiamo'. E giocammo alla morte". E
così fu. I giocatori catanesi giocarono la partita della vita contro
l'INTER, e battendo di fatto tutti i pronostici che la vedevano
perdente contro l'INTER, riuscirono a vincere contro i nerazzurri,
probabilmente anche storditi dalla decisione di far ripetere la
partita contro la JUVENTUS, battendoli per 2-0, grazie alle reti
segnate al 25° da Castellazzi ( "Me lo ricordo benissimo,
respinta della difesa dell’Inter, stop di petto e tiro a volo
all’incrocio, Me ne annullarono un altro, presi una traversa.
Poteva finire anche 4-0", questo il ricordo del giocatore), e al
70° da Calvanese ("Ricordo che fu un golazo, anche se ho
dimenticato come si sviluppò l’azione", il ricordo del
giocatore).
Per
l'Inter questa sconfitta rappresentò una vera e propria mazzata, in
quanto, in virtù del pareggio casalingo della JUVENTUS contro il
BARI e la loro contemporanea sconfitta, fu la JUVENTUS ad
aggiudicarsi lo scudetto. La ripetizione della sfida ormai andava
fatta, ma ai fini del campionato non serviva più a nulla. Così,
anche per polemica nei confronti della decisione presa, l'INTR mandò
in campo contro la JUVENTUS la formazione PRIMAVERA. Per dovere di
cronaca, la JUVENTUS battè l'INTER 9-1. Da segnalare, però, che se
quella partita rappresentò la partita di addio per l'allora
giocatore della JUVENTUS, GIAMPIERO BONIPERTI, in casa INTER fece il
suo esordio, bagnato peraltro con una rete, un giovanissimo SANDRO
MAZZOLA. Ma questa, come direbbe, MICHAEL ENDE, è un'altra storia.
CLAMOROSO
AL CIBALI: CHI A DIRLA?
Dunque,
la celeberrima frase CLAMOROSO AL CIBALI venne detta alla radio il 4
Giugno 1961 per commentare la clamorosa e inaspettata sconfitta
dell'INTER contro il CATANIA. Ma chi fu a pronunciarla? A distanza di
52 anni, rimane un mistero. Nel 1961 la divisione radiofonica della
RAI non registrava come oggi le proprie radiocronache, per cui non si
sa chi fu l'autore di questa espressione divenuta ormai celebre. I
più sostengono che fu SANDRO CIOTTI, c'è chi, come EZIO LUZZI,
sostenne che si trattò di NICCOLÒ
CAROSIO.
Sperando
di farvi cosa gradita, andiamo a vederci questo filmato, in cui le
grandi voci di TUTTO IL CALCIO MINUTO PER MINUTO (passando da
RICCARDO CUCCHI, a CLAUDIO FERRETTI, da EZIO LUZZI a LUIGI COPPOLA,
all'indimenticabile ALFREDO PROVENZALI) raccontano quell'episodio.
Indipendentemente,
però, da chi fu a dire quella frase, CLAMOROSO AL CIBALI, resta
un'interiazione arrivata intatta fino ai giorni scorsi, anche se
inevitabilmente legata a quel CATANIA-INTER di 52 anni fa.
Dopo
una lunga attesa, finalmente è arrivato l'accordo. Nella giornata di
ieri è stato infatti sancito l'accordo quinquennale tra RAI e SKY
per la messa in onda in chiaro dei GP della FORMULA 1. La RAI,
quindi, fino al 2017 potrà infatti mandare in onda tutti i gran
premi delle prossime stagioni di FORMULA 1. Nella fattispecie 9 GRAN
PREMI (comprensivi di prove libere del venerdì, prove libere del
sabato mattina, qualifiche e gara) andranno in onda in diretta; i
rimanenti gran premi andranno in onda in differita (ancora da
definire se le prove libere sia del venerdì che del sabato mattina
andranno in onda in differita integrale o in sintesi; le qualifiche
dovrebbero andare in onda integrali (da capire quanto tempo dopo la
diretta SKY); la gara potrà andare in onda 3 ore dopo la conclusione
del GP stesso).
Andiamo
ora a vedere quali saranno i GP che andranno in onda in diretta sia
su SKY che sulla RAI, e i GP che andranno in onda in diretta
esclusiva su SKY e in differita RAI.
GP
Australia - 17 Marzo (Esclusiva Live Sky e Differita RAI) GP
Malesia - 24 Marzo (Esclusiva Live Sky e Differita RAI) GP
Cina - 14 Aprile (Diretta Rai e Sky) GP Bahrain
- 21 Aprile (Esclusiva Live Sky e Differita RAI) GP
Spagna - 12 Maggio (Diretta Rai e Sky) GP Monaco
- 26 Maggio (Esclusiva Live Sky e Differita RAI) GP
Canada - 9 Giugno (Diretta Rai e Sky) GP Gran Bretagna
- 30 Giugno (Esclusiva Live Sky e Differita RAI) GP
Germania - 7 Luglio (Esclusiva Live Sky e Differita RAI) GP
Ungheria - 28 Luglio (Diretta Rai e Sky) GP Belgio
- 25 Agosto (Esclusiva Live Sky e Differita RAI) GP
Italia - 8 Settembre (Diretta Rai e Sky) GP Singapore
- 22 Settembre (Diretta Rai e Sky) GP Corea - 6 Ottobre
(Esclusiva Live Sky e Differita RAI) GP Giappone
- 13 Ottobre (Diretta Rai e Sky) GP India - 27 Ottobre
(Esclusiva Live Sky e Differita RAI) GP Abu Dhabi
- 3 Novembre (Esclusiva Live Sky e Differita RAI) GP USA
- 17 Novembre (Diretta Rai e Sky) GP Brasile - 24
Novembre (Diretta Rai e Sky)
Questa,
dunque, la suddivisione dei GP della stagione 2013. Una stagione
interlocutoria, in attesa che, dal prossimo anno, facciano la loro
comparsa i motori V6 Turbo. Una stagione che, speriamo, possa
regalarci, delle grandi emozioni.
Può una persona essere accusata ingiustamente di aver offeso
qualcuno, e per questo essere defenestrato, salvo poi venir scoperta
la sua innocenza e venir così riabilitata 25 anni dopo la sua
scomparsa? Ne sentiamo tante nella nostra amata Italia, ma questa
merita di essere raccontata.
Protagonista di
questa storia è un grandissimo radio e telecronista sportivo, NICOLÒ
CAROSIO.
Nato a PALERMO da
padre genovese e madre americana, Nicolò, dopo un impiego a VENEZIA
presso la SHELL, nel 1932 scrive all’EIAR (ENTE ITALIANA AUDIZIONE
RADIOFONICHE) proponendosi come radiocronista. Raccontano le cronache
che durante il provino egli improvvisò il derby di TORINO, tra
TORINO e JUVENTUS, e che sul punteggio di 5-5, venne fermato dagli
allora dirigenti, fortemente colpiti dalla bravura di quel ragazzo, a
tal punto da offrirgli un contratto di collaborazione. Ecco così
arrivare, il 1° Gennaio 1933, il debutto con la radiocronaca
dell’incontro tra ITALIA e GERMANIA. Seguiranno anni di grandi
successi, con CAROSIO che racconterà la finale del
mondiale 1934, tra ITALIA e CECOSLOVACCHIA, di cui andiamo ora ad
ascoltare il frammento relativo al goal segnato da SCHIAVIO nei tempi
supplementari, e più precisamente al 95° minuto.
Carosio seguirà
anche il Mondiale del 1938, e, attenendosi alle indicazioni
provenienti dal regime fascista che volevano l’assoluto divieto di
usare termini stranieri, creò durante le radiocronache dell'epoca
dei termini che ancora oggi siamo abituati a sentire nelle
telecronache quali traversone per sostituire l’inglese cross,
calcio d’angolo per sostituire corner, e rete per sostituire goal.
Passano gli anni, e il 3 Gennaio 1954 venne inaugurata ufficialmente la
Televisione (per dovere di cronaca dobbiamo però rilevare l'avvio di una
programmazione a livello sperimentale dal 22 Luglio 1939 della quale
Carosio fu uno dei volti, grazie all'inaugurazione del primo
trasmettitore televisivo presso la stazione trasmittente EIAR di MONTE
MARIO a ROMA. Dopo una sospensione delle trasmissioni il 31 Maggio 1940
per ordine del governo, in seguito a presunte interferenze, le
trasmissioni sperimentali ripresero l'11 Settembre 1949 con il
riposizionamento dei trasmettori EIAR, precedentemente siti a ROMA, da
TORINO). Logico pensare in casa RAI
(RADIO AUDIZIONI ITALIANE, nata nel 1944 per sostituire l’EIAR), di
affidare le telecronache a Carosio, che accetta, facendo il suo esordio nella programmazione ufficiale della televisione il 24 Gennaio 1954 con la telecronaca di ITALIA-EGITTO (la partita si concluse 5-1 per gli azzurri. Italia in vantaggio al 1° minuto con PANDOLFINI, pareggio egiziano al 32° con ALAA EL DIN. Nella ripresa gli Azzurri tornarono in vantaggio al 62° con FRIGNANI; tre minuti dopo arrivò il 3-1 azzurro con BONIPERTI. All'84°arrivò il 4-1 azzurro con RICAGNI, e poi all'86° il definitivo 5-1 azzurro ancora con BONIPERTI. Bisogna dire, da un punto di vista televisivo che quella partita, commentata da Carosio, assieme a CARLO BACARELLI e a VITTORIO VELTRONI, non andò integralmente in onda perchè allora non ci fu un accordo con la Federcalcio. Vennero commentate così solo alcune fasi in diretta) mettendo in ogni
telecronaca tutta la passione e l’amore che ha nei confronti del
calcio, a cui aggiunge la sua immensa professionalità.
Oltre alla SERIE A (ricordiamo in particolare la telecronaca dello
spareggio del 1964, tra BOLOGNA e INTER, unico caso di spareggio a
tutt'oggi in SERIE A per l'assegnazione dello scudetto), questo
grandissimo giornalista seguì la Nazionale azzurra. Nel 1970, in
occasione dei Mondiali, Carosio (che già si alternava con MARTELLINI
nelle telecronache della Nazionale e delle altre partite di calcio più
importanti) viene inviato in Messico per raccontare le gesta degli
Azzurri. Nessuno può immaginarsi che in seguito a quel Mondiale,
purtroppo, per lui la vita non sarebbe più stata la stessa.
ITALIA-ISRAELE E LE
POLEMICHE AD ESSA COLLEGATE.
Toluca, 11 Giugno 1970. L'Italia, allenata da FERRUCCIO
VALCAREGGI, affronta Israele nella terza sfida della fase
eliminatoria. Gli Azzurri sono inseriti nel Girone 2, assieme a
URUGUAY, SVEZIA, e per l’appunto ISRAELE. Nelle precedenti sfide
gli uomini di VALCAREGGI avevano battuto per 1-0 la SVEZIA (goal al
10° di DOMENGHINI), e pareggiato per 0-0 contro l’URUGUAY. Può
bastare anche il pareggio per passare, anche se indubbiamente la
vittoria finale consentirebbe ai nostri giocatori di poter avere un
passaggio ai QUARTI DI FINALE decisamente più sicuro.
La partita, come sappiamo tutti, finì sul punteggio di 0-0, con
due reti, di cui una di RIVA, che, come poi ci dirà la storia,
vennero annullate ingiustamente dal guardalinee etiope SEYOUM
TAREKEGN. Nonostante il pareggio, gli AZZURRI chiusero il girone
eliminatorio in testa, e passarono così assieme all'URUGUAY ai
quarti di finale.
Le polemiche però non finirono qui. Non tanto per i goal
annullati ai giocatori azzurri, ma per ben altro: la telecronaca di
CAROSIO. Nei giorni immediatamente successivi alla partita
l’ambasciatore etiope a ROMA protestò vivacemente per la
telecronaca fatta dal giornalista palermitano, in quanto all’epoca
gli venne attribuita un’espressione
offensiva nei confronti del guardalinee etiope, etichettato come
negro, o peggio ancora, negraccio.
La RAI decise, così, di sostituire il giornalista palermitano con NANDO MARTELLINI per quanto concerne le partite degli Azzurri. Carosio restò in Messico dove commentò la semifinale, Brasile-Uruguay, e la finale per il terzo posto, Germania Ovest-Uruguay.
In seguito, il 17 Ottobre 1970, Carosio tornò a seguire gli azzurri, in occasione dell'amichevole disputata a Berna, e che vide gli azzurri pareggiare 1-1 contro la SVIZZERA (elvetici in vantaggio al 15° a causa dell'autorete dell'azzurro CERA, pareggio all'85° di SANDRO MAZZOLA).
Pensionato nel 1972, come apprendiamo da WIKIPEDIA, CAROSIO
continuò a seguire ancora da vicino il mondo del calcio, continuando
a raccontare le partite prima attraverso l'emittente privata TELE ADRIATICA di PESCARA, e poi collaborando con una delle prime radio private nate in Sicilia, RADIO PALERMO CENTRALE, per cui effettuò le radiocronache del PALERMO CALCIO.
LA RIABILITAZIONE DI NICOLÒ CAROSIO.
Dunque, Nicolò Carosio venne richiamato in Italia dalla RAI e
venne praticamente defenestrato a causa di una presunta offesa nei
confronti del guardalinee etiope, SEYOUM TAREKEGN. Ma andò veramente
così? Veramente Carosio etichettò il guardalinee come negro, o
peggio ancora negraccio? La risposta è una e una sola: assolutamente
NO.
Carosio, da gran signore quale egli era, mai e poi mai dichiarò
quale frasi che purtroppo per anni e anni hanno rappresentato un’onta
per questo grandissimo giornalista.
A ristabilire, per fortuna, la verità dei fatti, ci hanno pensato
tra il 2009 e il 2010 PINO FRISOLI, documentatore per RAI SPORT (e curatore sia della rubrica PERLE DI SPORT, sia della programmazione storica su RAI
SPORT 2), e il giornalista sportivo, MASSIMO DE LUCA, all’epoca
conduttore della DOMENICA SPORTIVA, all’interno di un bellissimo
libro uscito nel 2010 per RAI-ERI, SPORT IN TV, che vi invito
assolutamente a leggere.
Attraverso un duro e attento lavoro di ricerca, i due autori
riescono a dimostrare l’assoluta innocenza di NICOLÒ CAROSIO, e al
contempo, a fare luce su cosa fosse realmente accaduto. Ma, come è
nata nella fattispecie questa ricerca?
Ho avuto occasione di potermi mettere in contatto direttamente con
PINO FRISOLI, che desidero ringraziare di vero cuore, in quanto,
molto gentilmente, mi ha spiegato come ha preso il via questa
importantissima ricerca. Spero di non aver fatto confusione nel
ricostruire quanto segue.
Molto semplicemente questa ricerca è nata dalla voglia di sapere
se davvero CAROSIO avesse detto quelle affermazioni che per anni e
anni erano state a lui collegate. Per questo motivo Pino ha chiesto
copia della partita alla cineteca RAI di MILANO, e avvisato
successivamente MASSIMO DE LUCA. Osservando insieme la partita in
versione integrale( per avere certezza che non ci fossero state
manipolazioni), è emersa la verità: e cioè che CAROSIO non ha mai
minimamente offeso o insultato il guardalinee etiope.
Lo stesso MASSIMO DE LUCA è poi tornato sull'argomento nella puntata della DOMENICA SPORTIVA del
31 Maggio 2009. Andiamo a rivedere insieme quel momento.
Così sempre DE LUCA, racconta il caso CAROSIO all'interno del libro SPORT IN TV, da cui pubblichiamo questa parte, e che fa luce in maniera ancora più approfondita in merito a questa vicenda.
"Quaranta anni dopo, la vicenda dell’esonerosu due piedi di
Nicolò Carosio dal ruolo di telecronista della Nazionale, dopo il
pareggio per 0-0 fra Italia e Israele ai Mondiali del Messico, è ancora
parzialmente avvolta nel mistero. Ma le ricerche e le verifiche
meticolose condotte nella scrittura di questo libro, sulla base della
documentazione esistente, consentono di smentire quella vera e propria
leggenda metropolitana secondo cui Nicolò avrebbe insultato in diretta
il signor Seyoun Tarekegn, guardalinee etiope, per aver sbandierato un
fuorigioco inesistente sul gol di Gigi Riva al 29' del secondo tempo.
Diciamolo e scriviamolo chiaro una volta per tutte: Carosio non diede
mai del negro o, peggio, del negraccio all'assistente dell'arbitro
brasiliano De Moraes. Lo si può affermare con certezza assoluta, avendo,
Frisoli e io, ripescato dagli archivi Rai e visionato con estrema
attenzione l'intera telecronaca originale della partita incriminata. Nel
corso del suo commento, Carosio cita solo un paio di volte il
guardalinee di colore, dopo averlo annoverato all'inizio, come norma,
nella terna arbitrale. Al 35' del primo tempo: «Albertosi salva in
uscita su Shpiegler in fuorigioco netto, lasciato correre dall'etiope e
dobbiamo alla prodezza di Albertosi se ci siamo salvati». Tre minuti
dopo, c'è ancora l'israeliano Shpiegler in fuorigioco: «Ma questa volta —
dice Carosio — l'etiope ha sbandierato». Ed eccoci al momento-clou: 29'
del secondo tempo, siamo ancora sullo 0-0, Riva, accolto in Messico
come «El Emperador del gol» (ricordiamo che era all'apice della sua
carriera, e campione d'Europa in carica con tutta la squadra), trova
finalmente il suo primo gol, di testa. Corre, Gigi, esultando a braccia tese verso il terreno e pugni stretti,
alla sua maniera, ma la gioia dura un attimo: «L'arbitro aveva
convalidato il punto — commenta Carosio — e il guardalinee… (pausa di
alcuni secondi) niente convalida! (altra pausa) … ma siamo proprio
sfortunati!». Non c'è una sola parola di più. E, soprattutto, la parola
negro non viene mai pronunciata in tutti e 90 i minuti. Semmai, prima
del gol annullato («a nostro giudizio non c'era fuorigioco» aggiunge con
pacatezza perfino insolita Carosio) Nicolò ne aveva avute per
l'arbitro, De Moraes, che non fischia un evidente fallo su Riva al
limite dell'area («E' inaudito, l'arbitro lascia ancora correre…») e
poi, in un'azione successiva: «Finalmente l'ineffabile signor Moraes
(senza il De n.d.a.) si accorge di un fallo a nostro danno». E una
parolina buona l'aveva avuta anche per il ruvido israeliano Schultz
definito letteralmente «scarpone» per aver messo a terra senza
complimenti uno dei nostri. Nient' altro, niente di niente….
E, a questo proposito, è prezioso il «reperto» scovato da Andrea Bosco,
autore dell' unica biografia esistente di Carosio, che riporta il
commento alla vicenda firmato da Enzo Tortora (uno che dal Direttore
Generale Bernabei era stato fatto fuori davvero) su «Il Resto del
Carlino»: «Dottor Bernabei, con tutto il rispetto che merita, vorrei
dire che prendersela per la parola etiope, pronunciata da Carosio,
sarebbe davvero un po’ forte. Anche Ghislanzoni, librettista di Verdi,
dice nell'Aida (e non via satellite): "Già corre voce che l'etiope
ardisca sfidarci ancora". Neppure contro Ghislanzoni (il dottor Bernabei
può chiedere conferma a Mike Bongiorno) furono mai presi provvedimenti.
Ma se ha torto, il dottor Bernabei dovrà essere purtroppo rigoroso. E
dovrà avvicendare sui teleschermi anche Radames». Un vero affondo
schermistico, ma di fioretto, visti il tono e l'eleganza delle parole,
nonostante l'aspra polemica fra la Rai e Tortora, che gli era costato la
defenestrazione immediata dalla conduzione della Domenica Sportiva. E
comunque, dalle parole del «grande epurato» affiora una buona volta la
verità: Carosio aveva solo dato dell'etiope a Tarekegn, come Ghislanzoni
aveva fatto con Radames".
Se dunque, come l’importantissimo lavoro di ricerca di PINO
FRISOLI e di MASSIMO DE LUCA dimostra, NICOLÒ CAROSIO non offese mai
il guardalinee etiope SEYOUM TAREKEGN, allora perchè l’ambasciata
etiope protestò con tanta veemenza alla RAI? Chi fu, allora, a
insultare o offendere il signor TAREKEGN? A venirci ancora una volta
incontro, andando così a rispondere al nostro quesito, SPORT IN TV.
"E allora perché Carosio fu sostituito da Martellini?…In realtà
le proteste ci furono, sia pur basate su un probabile equivoco. Come
spesso accade, in quella specie di telegrafo senza fili che è il
passaparola fra telespettatori, l'affaire s'era ingigantito passando di
bocca in bocca, fino a provocare una protesta formale dell'Ambasciata
Etiopica al nostro ministero degli Esteri. La Rai, attivata dalla
Farnesina, intimò a Carosio di rientrare immediatamente in Italia. Qui
scattò la solidarietà dei colleghi a difesa di Nicolò: «Se rientra lui,
rientriamo tutti». Perciò, ecco il compromesso: telecronaca a Martellini
e Carosio resta a Città del Messico…. … Ma c'è
un altro elemento da tenere in considerazione: la radio. Cosa sia
stato detto nel corso della radiocronaca Rai, non è possibile oggi
ricostruire, perché, per molti anni, l'archivio di Radio Rai ha
latitato. Esiste, però, una testimonianza precisa: una lettera al
quotidiano romano «Il Messaggero», pubblicata 2 giorni dopo
Italia-Israele, firmata Laiketsion Petros, ingegnere etiope residente
a Roma sotto il titolo: «Una frase di pessimo gusto». «Sono
rimasto molto sorpreso — scrive l'ingegnere — nel sentire alla
radio i commenti sia del radiocronista che di altre persone relativi
al guardalinee etiopico Tarekegn, dopo la cronaca della partita
Italia-Israele. La frase che più mi ha colpito è stata quella, più
volte ripetuta: "Il Negus si è vendicato". A parte il
fatto che il Negus si è già vendicato, perdonando e dimenticando il
passato, e oggi Italiani ed Etiopici vivono sia in Italia che in
Etiopia nella migliore delle armonie, sia nel lavoro che nello sport,
ritengo che questa frase detta a 20 milioni circa di
radioascoltatori, sia veramente di pessimo gusto e del tutto priva di
qualsiasi fondamento». Qualcosa di «improprio» (oggi diremmo di
«politicamente scorretto») doveva evidentemente essere sfuggito,
più probabilmente alla radio che alla tv e, a giudicare da quel
«dopo», potrebbe essersi trattato anche di un' estemporanea e
improvvida uscita di qualche intervistato del dopo-gara, più che di
un eccesso tardo-patriottico del radiocronista che era Enrico Ameri.
Quindi, prende corpo anche questa ipotesi: che le proteste
diplomatiche siano nate su segnalazioni confuse, che mescolavano
Radio e Televisione. Tanto, sempre di Rai si trattava…".
Una vicenda, quella che ho provato a
raccontare in questa puntata, che ti fa riflettere su come purtroppo
con una inesattezza o con una leggenda metropolitana appiccicata con
fin troppa leggerezza, si possa purtroppo arrivare a penalizzare una
persona, e su come, grazie a un attentissimo lavoro di ricerca, sia
stato possibile ristabilire la verità.
Rüdiger
Franz Gaetano Herberhold
RINGRAZIAMENTI.
Al
termine di questa puntata desidero ringraziare veramente di cuore
PINO FRISOLI, sia per avermi aiutato a capire come prese il via la
ricerca, effettuata assieme a MASSIMO DE LUCA, che permise di
riabilitare la figura dell'indimenticabile NICOLÒ
CAROSIO, sia per aver revisionato la presente puntata di SPUNTI DI
SPORT.
Una
monoposto evoluzione della F 2012, ma al contempo con alcune novità
visibili (nel retrotreno) ed altre meno visibili di fondamentale
importanza in chiave aereodinamica. C'era grande attesa per la
presentazione di questa mattina, dopo che nei giorni scorsi avevamo
assistito alle presentazioni di LOTUS prima e MC LAREN poi per
scoprire la nuova FERRARI, la nuova F 138.
C'era
grande attesa, quindi, per capire come sarebbe stata questa nuova
monoposto del Cavallino, il cui compito, inutile nasconderci, è
quello di lottare per la vittoria finale del campionato con FERNANDO
ALONSO (sperando di riuscire a fare meglio della F 2012).
La
presentazione ha visto la presenza oggi in sala del presidente della
FERRARI, LUCA DI MONTEZEMOLO, del Team Principal STEFANO DOMENICALI, e dei due
piloti ufficiali, FERNANDO ALONSO e FELIPE MASSA. Presenti anche
PEDRO DELLA ROSA, JULES BIANCHI e il presidente della FIAT, SERGIO
MARCHIONNE.
Dopo
la presntazione iniziale del Direttore della Comunicazione Ferrari,
Stefano Lai, e una breve introduzione di STEFANO DOMENICALI, la
monoposto ufficialmente è stata svelata sia al pubblico presente in
sala, che al pubblico a casa.
Come
abbiamo avuto modo di dire, la F 138 è una diretta evoluzione della
F 2012 dello scorso anno. Unica differenza: l'assenza dello scalino
sul muso della monoposto, sostituito dall'inserimento del vanity
panel, e un retrotreno vistosamente rinnovato con le pance della
monoposto che scendono vistosamente verso il basso, come generassero
quasi delle aperture.
In
merito alla F 138, andiamo a leggere la presentazione diffusa sul
sito del Cavallino.
La F138 rappresenta
un’evoluzione della F2012 per quanto riguarda i concetti
fondamentali del progetto, anche se ogni sua parte è stata rivista
al fine di massimizzare la prestazione, mantenendo intatte quelle
caratteristiche che sono state alla base della straordinaria
affidabilità avuta la scorsa stagione. La filosofia progettuale
dello schema delle sospensioni non è mutata, con la conferma della
soluzione a tirante sia sull’anteriore sia sul posteriore: è stata
invece estremizzata la sua realizzazione, al fine di sfruttarne la
resa aerodinamica, in particolare per quella posteriore. Le forme
della carrozzeria sono state ridisegnate per assecondare i
cambiamenti nella posizione e nella conformazione degli scarichi. La
presa d’aria dinamica posta sopra l’abitacolo è stata
ridisegnata così come l’imboccatura delle fiancate, a loro volta
ottimizzate sempre a scopi aerodinamici, pur mantenendo
complessivamente immutato lo schema del sistema di raffreddamento. La
parte posteriore della monoposto è molto più stretta e rastremata
nella parte bassa.
La configurazione delle ali anteriore e
posteriore deriva direttamente dalle ultime versioni di quelle
utilizzate sulla F2012, anche alla luce del fatto che lo sviluppo di
quella monoposto è stato portato avanti fino all’ultima gara della
scorsa stagione. Peraltro, la veste aerodinamica con cui viene
presentata la monoposto rappresenta soltanto la fase iniziale dello
sviluppo: modifiche significative saranno introdotte nelle settimane
che precedono la prima gara ed è già programmato un intenso
programma di sviluppo. Il sistema di riduzione della resistenza
all’avanzamento posto sull’ala posteriore è stato rivisto e
ottimizzato per sfruttare nella maniera migliore le modifiche
introdotte nel Regolamento Sportivo a partire da quest’anno.
Sulle
prese d’aria dei freni sono state effettuate delle modifiche di
dettaglio, sia sull’anteriore che sul posteriore, e si è lavorato
insieme alla Brembo per l’ottimizzazione dell’impianto frenante.
Grande attenzione nella fase progettuale ma anche in quella
produttiva è stata data alla riduzione del peso e all’incremento
della rigidezza. Questo obiettivo è stato perseguito congiuntamente
da tutti i reparti – Telaio, Motore ed Elettronica, Produzione –
a testimonianza dell’importanza di poter progettare e realizzare
una monoposto lavorando fianco a fianco nello stesso luogo, come da
sempre avviene alla Ferrari. Il motore della F138 è un’evoluzione
di quello che equipaggiava la vettura dello scorso anno e non
potrebbe essere altrimenti visto che il regolamento tecnico impone il
divieto di modifiche degli organi interni rivolte ad aumentarne la
prestazione. Stante la conseguente difficoltà di ricercare
incrementi di performance, è stato intensificato il lavoro di
investigazione per mantenerne il livello il più elevato possibile
lungo tutto l’arco di utilizzo di ogni unità, ormai arrivato ad
una vita media di tre gare. Il sistema di recupero dell’energia
cinetica mantiene la sua collocazione nella parte inferiore centrale
della vettura, una scelta strategica da sempre mantenuta dalla
squadra, volta anche a massimizzare la sicurezza. Anche quest’anno
molti sforzi sono stati dedicati alla riduzione del peso e del
volume, migliorando contemporaneamente l’efficienza di alcune delle
sue componenti e, così come nel caso del motore, il mantenimento ai
massimi livelli di prestazione attraverso il ciclo di utilizzo del
KERS. La pluridecennale collaborazione tecnica con la Shell ha
permesso un ulteriore progresso sul fronte della benzina e dei
lubrificanti, rivolto sia ad aumentare la prestazione in termini
assoluti e alla sua permanenza durante il periodo d’utilizzo del
propulsore sia a ridurre i consumi. Per quanto riguarda
l’elettronica, va segnalata l’introduzione con un congruo
anticipo della centralina unica che verrà utilizzata nel 2014, il
che ha comportato un intenso lavoro di integrazione e di controllo di
tutte le funzionalità sia per quanto riguarda il software che
l’hardware.
A questo punto, dopo aver
letto la presentazione, come già fatto lo scorso anno, andiamo a
gustarci la F 138 osservandola in più posizioni. Da rilevare la
presenza per la prima volta sulla monoposto del Cavallino di uno
sponsor cinese: WEICHAI POWER, azienda leader nel settore degli
accessori per auto e dei macchinari per l'industria in Cina.
F 138. POSIZIONE ANTERIORE.
F 138. PROFILO SINISTRO.
F 138. PROFILO SINISTRO (leggermente più inclinato).
F 138. PROFILO DESTRO.
F 138 VISTA DALL'ALTO.
F 138. VISTA FRONTALE (primo piano).
F 138. VISTA FRONTALE.
Sperando di farvi cosa
gradita, andiamo ora a vedere un DIETRO LE QUINTE di questo servizio
fotografico.
Andiamo ora a vedere,
invece, una breve sintesi, trasmessa da RAI NEWS, sulla presentazione
della F 138.
Questa la SCHEDA TECNICA
della nuova monoposto, diffusa dal sito internet della ROSSA.
AUTOTELAIO
In materiale composito
a nido d’ape con fibra di carbonio
Cambio longitudinale
Ferrari
Differenziale
autobloccante
Comando semiautomatico
sequenziale a controllo elettronico con cambiata veloce
Numero di marce 7
+Rm
Freni a disco
autoventilanti in carbonio Brembo
Sospensioni
indipendenti a tirante e molla di torsione anteriore/posteriore
Peso con acqua, olio e
pilota 642 kg
Ruote OZ (anteriori e
posteriori) 13”.
MOTORE.
Tipo 056
Numero cilindri 8
Blocco cilindri in
alluminio; fusione in sabbia V 90°
Numero di valvole 32
Distribuzione
pneumatica
Cilindrata totale 2398
cm3
Alesaggio e pistoni 98
mm
Peso > 95 kg
Iniezione e accensione
elettronica
Benzina Shell
V-Power
Lubrificante Shell
Helix Ultra.
LE
DICHIARAZIONI DEI PROTAGONISTI.
Queste
le principali dichiarazioni rese dal Team Principal, STEFANO
DOMENICALI, dai due piloti, FELIPE MASSA, e FERNANDO ALONSO, e dal
Presidente FERRARI, LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO.
STEFANO
DOMENICALI. «Il passato è il punto di partenza
per raccogliere la sfida sportiva anche quest'anno. Il nostro unico
obiettivo è alimentare la nostra storia e i numeri prestigiosi.
La macchina è una
evoluzione della vettura dello scorso anno, perchè i regolamenti non
sono cambiati. Una macchina che sarà già diversa alla prima gara.
Rispetto allo scorso anno ripartiamo cercando di
miglioratre aspetti positivi: affidabilità, strategia in gara quasi
ottimali, lavoro di affinamento dei ragazzi al pit stop. La macchina
di quest'anno è partita da una organizzazione del lavoro diversa. Un
gruppo ha lavorato per la vettura di quest'anno e uno per quella del
2014.
Purtroppo negli ultimi
anni abbiamo sofferto i periodi invernali, abbiamo cercato di essere
più efficaci in queste settimane e dare ai nostri piloti una
macchina capace di competere fin dal Gran Premio di Australia.
L'obiettivo è chiaro».
FELIPE MASSA. «Spero di portare i
due titoli alla Ferrari, è l'unica cosa che vogliamo. Sono felice di
essere qui per l'ottavo campionato con la Ferrari. Ogni presentazione
è un feeling nuovo e mi pare che sia molto bella questa vettura.
Spero di poter lottare per le vittorie e di portare a casa i due
titoli del campionato che è la cosa a cui teniamo di più.
Sono carico, mi sono preparato ogni
giorno in vista dei test di Jerez. Nella seconda parte di campionato
scorso c'è stata una cresctia anche nella concentrazione. L'inizio
del 2013 voglio iniziarlo così, forte. Si parte tutti da zero e
vogliamo essere competitivi dall'inizio alla fine».
FERNANDO
ALONSO. «Siamo 24 piloti, tutti di evidente
talento, ma molto pochi hanno possibilità di fare punti, ancora meno
di andare sul podio o addirittura di vincere un gran premio. La lotta
per il mondiale è un affare molto ristretto, riservato a un gruppo
molto molto ridotto. Ed ecco che quel secondo posto alla fine l'ho
preso come una fortuna ancora molto grossa, che spero di avere ancora
quest'anno, di lottare fino alla fine. E magari vincere.
Dopo due, tre giorni di delusione
mi sono sentito in effetti molto privilegiato per aver potuto lottare
ancora un altro campionato del mondo fino all'ultima gara. Ogni cosa
che succede in Ferrari ha ripercussioni gigantesche. Anche in Renault
mi successe, reazioni zero. È successo in McLaren, reazioni zero,
succede qua ed è un casino. No, non perdo niente, nè come
preparazione nè come feeling. Ma se non mi riposo un altro po' e non
mi preparo qualche giorno in più non arrivo al 20 novembre al cento
per cento, questo è certo.
Prima arriva il mondiale in Ferrari
e meglio è, ma ho altri quattro anni di contratto e dunque per
quattro presentazioni potrò avere lo stesso obiettivo. Questa è
l'unica squadra al mondo dove un secondo posto non va bene, in cui
non si è soddisfatti della stagione. È l'aspetto stupendo della
Ferrari, che ama la vittoria più del resto, è la squadra migliore
al mondo e ha tutti i record. Spero dunque che anch'io presto,
vincendo, possa entrare nella storia di questa leggenda. Credo sarà
impossibile quest'anno che ci siano sette vincitori diversi come
l'anno scorso nelle prime sette gare. Penso a una lotta tra due, al
massimo tre team. Uno deve essere assolutamente la Ferrari».
LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO. «L'ho
definita speranzosa perchè ho notato moltissima attenzione ai
dettagli soprattutto nelle aree in cui è fondamentale
l'aerodinamica. Perchè dovrei sperare che questa macchina sia
competitiva fin dalla prima gara? Le risposte sono 3: la prima, per
l'attentissima, maniacale revisione della stagione scorsa, la seconda
è il forte cambiamento organizzativo e di metodologia del lavoro, e
la terza la concentrazione su un'unica galleria, che sarà importante
soprattutto nel prosiegiuo della stagione. Non avendo a disposizione
le prove in pista, che tanto vorremmo reintrodurre, ci siamo
concentrati maggiormente sugli strumenti di simulazione.
Il motore V6 non è nella
tradizione costruttiva della Ferrari e l'omaggio contenuto nel nome
della F138 all' 8 cilindri è dovuto al fatto che lo usiamo per
l'ultimo anno. Io continuo a sostenere, per motivi economici e di
musicalità e potenza, che sarebbe meglio mantenere l'8 cilindri.
Si è deciso di fare il V6, se
l'anno prossimo si faranno modifiche che sono nell'interesse della
Formula 1 allora sarò contento di vedere all'opera anche questo
motore, del resto sono certo che la Ferrari è in grado di costruire
il V6 più forte al mondo».
L'augurio
veramente sincero, dopo una stagione che ha visto FERNANDO ALONSO
lottare fino all'ultimo Gran Premio, è quello non solamente di poter
rivedere anche quest'anno la ROSSA in lotta fino alla fine per il
titolo iridato, ma sopratutto che possa tornare a far sognare tutti i
suoi tifosi sparsi per il mondo.